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Lucy di Tanino Liberatore

22 giugno 2009

 Lucy di Tanino Liberatore, Edizioni il Grifo

Lucy di Tanino Liberatore, Edizioni il Grifo

“Gli uomini vorrebbero essere angeli, gli angeli vorrebero essere dei” ha scritto Alexander Pope (Essay on man). Ma: le scimmie vorrebbero essere uomini? É lecito dubitarne, anche perchè la questione, antica e delicata, ha avuto con Darwin solo un sussulto e mai una soluzione.

A sfavore, citiamo l’affermazione di Borges: “É fama tra gli Etiopi che le scimmie non parlino do proposito, per non essere obbligate a lavorare” (l’Aleph, 16).

Ancora a sfavore, ricordiamo l’assunto di un altro coerente darwinista, Franz Kafka. Nel suo racconto “Una relazione per un’ accademia”  un gorilla si trasforma in uomo non per raggiungere l’acme della condizione animale, ma solo per trovare una ‘qualsiasi’ via d’uscita alla sua scomoda posizione d’ingabbiato.

Nietzsche invitava a forzare l’evoluzione educando le scimmie “a diventare uomini” (Frammenti 1881-82, 11, 286), ma gli uomini-scimmia, dal golia King Kong, fino a quelli usciti dalla sala operatoria di H.G. Well (L’isola del dottor Moreau), sembrano tutti destinati, come le creature mitologiche che adombrano, a ribellarsi al destino e a soccombere.

Ultimo argomento, ma decisivo: è vero che i primati non umani imitano e scimmiottano l’uomo, ma non risulta che gli attuali gorilla e scimpanzè parlanti di cui spesso si sono occupate le cronache ( Coco, Sarah, Lana, Nim, ecc). abbiamo mai speso una parola per dire: “vorremmo essre come i nostri padroni” (su questo rinviamo all’ottimo libro di Sebeok il gioco del fantasticare).

Essere uomo è doloroso, ci avvertono i teologi (e la “dialettica dell’illuminismo”), e una scimmia se ne avvede d’istinto.

Di conseguenza è assai discutibile, e persino remotamente razzista, che il passaggio a stato di orango a quello di homo abilis possa essere definito un “progresso”.

Isomma l’alternativa uomo/scimmia ha lo stesso senso di quella tra uomo bianco e uomo nero o giallo. Asserzioni come quelle citata da Fiedler (Freaks), del padre occidentale che diceva al pretendente negro: ’ Se sposi mia figlia la nostra famiglia farà un salto indietro di tremila anni’,  potrebbero essere rivolte e moltiplicate, senza rossori, dal padre di Fray Way a King Kong.

Tuttavia, se mai ci fù una scimmia che desiderò diventare (o procreare)  un essere umano, è giusto che l’immaginario più o meno collettivo le dia il nome di: “Lucy”.

“Chi è Lucy”?

È un australopiteco il cui ossario sparuto fu scoperto alla fine degli anni 70 in Africa, e precisamente nell’ Afar, in Etiopia (proprio lì dove Borges mise le sue scimmie intelligenti).

I suoi resti datavano più di tre milioni di anni.

Si trattava di una ‘ragazza’ ventenne, della cui vita non sappiamo nulla.

Prese, con gli attributi di “Eva” di “Ultima scimmia”, di nostra più vetusta “antenata”, anche il nome americano, che ancora porta, e che già ne fa un’eroina da fumetto.

Abbiamo visto, in passato, alcune miserevoli ricostruzioni delle fattezze di Lucy. Una è l’identikit bapparso su tutti i giornali  in aprile, 1990.

Qualcuno titolò: “questa è Eva”.

Un’altra immagine è quella che del manichino che infesta un museo antropologico francese: l’australopiteca sembra uscita da un film di Romero o scampata al crematorio di Auschwizt. Scarmigliata, smunta, il seno pendulo e magro  come se avesse offerto a noi, ai suoi discendenti, ogni bellezza e ogni anima, insieme alla vita.

Taninino Liberatore, illustrando “Le rêve de Lucy” il libro di Pierre Pelot edito da Seuil (e ispirato all’antropologo Yves Coppens), si ribella a questa iconografia, a questo razzismo a ritroso.

Dìora in poi sarà difficile pensare a “Lucy” prescindendo dalle sue figure.

Nè sbaglirà chi scorge in questa “ultima scimmia”, in questa “scimmia definitiva”  un lampo liberatore di sottintesa sensualità.

Del resto, l’esotico e il paleolotico sono stati da sempre i luoghi privileggiati dell'”erotismo” in arte e in letteratura.

Ecco quindi delinearsi fin dalla copertina una “Lucy” d’inquietente, ferina bellezza. Una Lucy “dagli occhi blu” maliconica e languida che impugna, come dopo di lei solo a San Gerolamo e Amleto fu concesso, un teschio indiscutibilmente umano. Muscoli e vene virili, da muratore o da equino, ne disegnano i contorni. Tra le braccia nerborute, fa capolino il seno dell’adolescente.

É il segno che presto, per interpretarla, dovremo ricorrere a Sade. Perchè Lucy,curiosa come tutte le creature di passaggio e  transizione, è anche l’antesignana di tutti i “voyeurs”.

In un’altra tavola guarda di soppiatto una tribù di australopitechi e alcuni esemplari di “homo erectus” che, in veste pelosa e adamitica, nascondono le vergogne tra le stoppie.

È fin troppo evidente, insomma, che, percorrendo “Justine” del divino marchese, questa ragazza è in pericolo. Finirà ‘peccatrice’, come Eva o come certe eroine gravide e  proletarie dei romanzi ottocentechi?

A Liberatore interessa soprattutto “il sogno di Lucy” come sogno “d’amore”. La successione delle figure è esplicita. All’alba del pensiero, la morte (il teschio), il microcosmo (le formiche adocchiate), il macrocosmo (il kantiano ‘cielo stellato sopra di noi’, da cui piovono meteoriti e monoliti kubrikiani) si confondono nella  mente ancora in embrione della nostra omnide come grandi nodi e punti interrogativi senza risposte. Finchè non interverrà, ad appagarli, il desiderio amoroso, finchè lo “spleeen”  dell’erotismo non li farà vibrare in cerca di una soluzione.

Il nostro cervello non si sarebbe evoluto, se Lucy fosse stata meno sensuale e curiosa.

É in quest’opera di risarcimento alla nostra scimmia progenitrice che viene alla luce il valore “morale” delle tavole di Liberatore.

È  noto, come dice Fiedler, che “tutti i freaks vengono recipiti, in varia misura, come erotici”.

Julia Pastrana, interamente ricoperta di peli come una scimmia, ebbe vari spasimanti e la mostruosa “donna mula”, Grace McDaniels, dovette respingere l’assalto di un centinaio di pretedenti, prima di accettare la corte di un simpatico giovane innamorato di lei (Freaks).

Liberatore è andato oltre l’amore perverso.

Venendo incontro ad un desiderio inconscio e di massa, ha riunito la “bella” e la “bestia” in una sola figura.

Ha reso bella Lucy “in quanto scimmia”.

Esattamente come Eva era stata definita “bellissima” “in quanto donna”.

Del resto, ci ammonisce una leggenda citata da Graves, “Eva” stessa non “sembrava una scimmia paragonata a Adamo”?

(Miti ebraici, 74).

Del resto, se si vuole continuare a citare Sade e la sua “Justine”, cos’altro è ogni donna per l’uomo se non scimmia”? ” non dobbiamo esitare a credere” fa dire a uno dei suoi portavoce il ‘divino marchese’, “che fra un uomo e una donna c’è una differenza non meno grande e notevole che fra l’uomo e la scimmia delle foreste” (citato in Horkheimer Adorno, Dialettica dell’illuminismo, 188).

Non sappiamo fino a che punto Liberatore , l’inventore di Ranxerox, sia allievo di Sade, fino a che punto misogino, non importa.

Egli ha operato con i più semplici mezzi (un cartoncino, una risma di fogli Fabriano) un miracolo che accade raramente nell’editoria.

Ci sono libri che le illustrazioni spingono a leggere, o a divorare. Pensiamo: cosa sarebbe di Salgari o di Verne, senza le tigri di carta, i dirigibili righettati dalla stampa, le piovre d’inchiostro che indissolubilmente  li accompagnano, nel nostro immaginario?

Ci sono invece testi letterari che le figure sostituiscono compiutamente e perfettamente.  Con la scittura di Pierre Pelot, prolifico autore popolare francese, accade così:  guardate le tavole di Liberatore, nessuno prova il desiderio di verificarle sul testo.

Ne consegue, il nostro presuntuoso consiglio: “leggere attentamente le illustrazioni”.

Sono queste le nostre istruzioni per “Lucy”.

FRANCO PORCARELLI

TAVOLE

Tanino Liberatore

One Comment leave one →
  1. 15 ottobre 2012 05:32

    In plus, uleiurile de masaj ale Ivonei sunt naturale, pe baza de uleiuri vegetale (nu cu parafina lichida, cum sunt multe uleiuri din comert acum) in care ea macereaza diverse plante si le parfumeaza cu uleiuri esentiale.

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