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Luana Troncanetti: Le mamme non mettono mai i tacchi

23 novembre 2009

PREFAZIONE

 

Non conosco mamme che indossano i tacchi. Mai. In nessuna circostanza. I deliziosi sandali gioiello, acquistati in occasione del matrimonio di mio cugino, hanno trovato precoce sepoltura in un sacchetto della spesa a metà celebrazione, quando mio figlio ha deciso fosse cosa buona e giusta appiccare il fuoco allo strascico della sposa. Le mamme sono delle ex donne. Solo quelle veramente tenaci riescono a conservare un briciolo della loro antica femminilità, perché ciò richiede l’acquisizione di strabilianti abilità, tipo riuscire a farsi la ceretta durante il sonno. Le unghie laccate, il completino Chanel e il tacco dodici sono lussi inimmaginabili se si ha a che fare con uno o più bebè. A meno che tu non sia Sarah Jessica Parker, intenta a scribacchiare articoli in una pittoresca mansarda al centro di Park Avenue, i tacchi alti non te li puoi proprio permettere. Sicuramente non prima del compimento del diciottesimo anno d’età di tuo figlio…
È sempre più gravoso conciliare la cura della casa con il lavoro, mantenere un rapporto decente con il proprio compagno e crescere teneramente dei figli. Lo spauracchio del collasso nervoso ci aspetta dietro l’angolo. Non ha fretta. Sa che prima o poi crolleremo fra le sue braccia premurose, in cerca di un po’ di meritato riposo. Essere mamma, oggi, corrisponde a correre. Sempre. Senza soluzione di continuità. A questa corsa sfrenata gareggiano tutti i tipi di mamma, dall’apprensiva alla distratta, dall’igienista alla donna manager. Non importa la categoria d’appartenenza, il requisito fondamentale per partecipare è l’essere state ospiti di una sala parto almeno una volta nella vita. Siamo tutte impegnate a tagliare il faticoso traguardo del donare il meglio di noi stesse ai nostri figli, in assoluta buona fede, più o meno consce del fatto che molti dei nostri comportamenti trasformeranno la prole in potenziale materiale da lettino psichiatrico.
Coraggio sorelle, uniamoci in un abbraccio universale per ridere insieme dei limiti, delle fisime, degli ostacoli che avvelenano il nostro mestiere di mamma! Non ostiniamoci a voler somigliare a quelle madri impeccabili, false come una banconota da due euro, che ci sorridono dalla pubblicità delle merendine. Eliminiamo la nostra sete di perfezione e sfrecceremo verso il traguardo, libere di un’inutile zavorra: alla fine i nostri cuccioli cresceranno e la grande corsa finirà, lasciandoci soltanto un vago ricordo di tenerezza mista ad orrore. Un giorno, potremo gettare via le scarpe da ginnastica e riconquistare il diritto ad infilare un paio di sandali con il tacco! Ma allora, devastate dall’osteoporosi, non saremo più in grado di camminare, se non con l’ausilio di un deambulatore…

VANITA’MAMMESCA
Sbaglierò sicuramente, non dico di no, ma secondo me le mamme che riescono ad indossare abiti graziosi, tacchi e borsine abbinate, ad andare frequentemente dal parrucchiere e a truccarsi, non sono più brave, non sono più attive o vanitose rispetto alle altre. Sono semplicemente più fortunate, biecamente fortunate! L’aspetto curato di una mamma è direttamente proporzionale alla vivacità del suo piccolo. Se questi dorme tutta la notte, ciuccia con vigore perché la madre ha latte da vendere, rutta sonoramente e si riaddormenta, inizia a camminare a diciotto mesi, passa le sue giornate a trastullarsi con un gomitolo di lana per poi crollare sfinito alle otto di sera, ci sono ottime possibilità che la mamma trovi il tempo di prendersi cura di sé.
Se, al contrario, dorme cinque minuti nell’arco delle ventiquattro ore, richiede l’allattamento misto, si alza in piedi a cinque mesi, reclama attenzione ogni trenta secondi e inganna il tempo smontando cellulari, è naturale che sua madre assomigli alla superstite di un disastro atomico. Perciò, lasciatemelo dire con una discreta dose di brutalità: la vanità mammesca non è una questione di buona volontà. È una questione di culo.

LA MAMMA COMUNE
La mamma comune si lascia terrorizzare dalle leggende sul parto, tortura il marito con richieste alimentari assurde, singhiozza disperata di fronte alla reclame della Plasmon. Sveglia il marito alle tre di notte, perché ha finalmente trovato il modo di disporre i mobili della cameretta e deve assolutamente andare subito all’Ikea prima che qualcuno compri l’ultimo esemplare di mensola a forma d’alce disponibile.
Si serve di chiunque per farsi portare la spesa, chiede a chicchessia un massaggio ai piedi o un aiuto per rialzarsi dal divano. È preoccupata se il bambino si muove poco, è preoccupata se invece si muove troppo, è preoccupata se ingrassa troppo oppure se non ingrassa affatto. La mamma comune è preoccupata e basta.
La mamma comune mangia i peperoni con la Nutella, vuole le pesche a dicembre o la pizza alle quattro di notte, mangia per due e anche per tre. Ingrassa fino a non riuscire più a vedere i piedi quando fa la doccia, si lamenta con le amiche perché si sente una balena, ma intanto accarezza il pancione che cresce ogni giorno insieme al suo amore. Odia il compagno, perché lui non deve cibarsi le nausee mattutine, gli sbalzi d’umore, la stitichezza perenne e, soprattutto, perché il suo corpo non sarà costretto a subire una trasformazione inquietante e non dovrà fare tutta la conseguente fatica per riuscire ad assumere di nuovo un aspetto umano.
La mamma comune frequenta gli inutili corsi di preparazione al parto, prende per oro colato i consigli letti sulle riviste sui bebè, giura sul suo onore che suo figlio non crescerà mai viziato, che la sera andrà a dormire alle nove e che ubbidirà sempre ai suoi comandi. Una volta nato il bambino, si ritroverà come tutte quante a promettergli giocattoli in cambio d’ubbidienza, a corrergli dietro in ogni dove per fargli ingoiare un boccone di pappa e a ricoprirlo di baci e di coccole anche se è un piccolo delinquente.
La mamma comune partorisce con dolore e poi si trasforma in una Terrorista per rivalsa, la mamma comune diventa brutta e sciatta, ma si riscopre bellissima ogni volta che si specchia nel sorriso di suo figlio. La mamma comune ha sempre il bambino più bello del mondo o quello più intelligente, la mamma comune non è gelosa, ma non ti dà mai in braccio suo figlio. Il suo cuore è generoso e il suo corpo indistruttibile: lei non dorme se il figlio non dorme, lei non mangia se il figlio non mangia. Sfiancata dalla fatica, minaccia di scappare su un’isola deserta per andare a riposarsi, ma non riuscirebbe a vivere un solo istante lontana dal figlio: il suo respiro, il suo cuore, la sua anima.
Siamo tutte figlie della mamma comune, la mamma di tutte le mamme, perché simili e comuni sono i nostri comportamenti e tanto più simili sono, tanto più mamme siamo. Vogliatele bene, alla mamma comune, non prendetela in giro perché è sempre preoccupata per voi, perdonatela se sputa su un fazzoletto per pulirvi la faccia o se mostra a tutti le vostre foto preistoriche a pisellino nudo, disteso su una pelle di leone; perdonate le sue follie d’amore, perdonate il suo affetto egoista, perdonatela e basta, perché se lo merita.
PS: Buona corsa a tutte!
Questa, in estrema sintesi, la genesi del libro:

Nel 2007 ho pubblicato tre libri con The Boopen Editore, che offre a chiunque la possibilità di pubblicare un’opera in forma assolutamente gratuita. Questi testi, però, vengono distribuiti esclusivamente on line e bisogna prodigarsi privatamente nella loro promozione.

 

Grazie al recente progetto Boopen LED, una vera e propria strategia editoriale riservata ai testi meritevoli di attenzione, “ Le mamme non mettono mai i tacchi” è oggi disponibile in una nuova versione ampliata nei contenuti e rinnovata nella copertina. Soprattutto verrà pian piano distribuito in diverse librerie italiane, per il momento a Roma e a Napoli e poi, successivamente, in altre città. Posso ora beneficiare di una campagna pubblicitaria da parte del direttore editoriale il quale si sta occupando di organizzare eventi atti a promuovere il libro.
Questo per me è stato motivo di enorme soddisfazione… Il mio, infatti, è stato il primo testo promosso al progetto Boopen LED fra gli oltre 700 autori che si sono rivolti a Boopen.
Questa la scheda autore, dove mi si può ammirare in una pregevole prova di recitazione che convincerà chiunque che dovrei  concentrarmi esclusivamente sulla scrittura:

Avviso ai naviganti

Libreria San Paolo
Lunedì 30 Novembre ore 18:00
Via Depretis, 52-60
Napoli

Presenta

Le mamme non mettono mai i tacchi
di Luana Troncanetti
(Boopen LED)

Interverranno l’autrice ed Aldo Putignano
Letture di Ketty Martino

Questo il link all’evento: http://www.facebook.com/profile.php?id=1520830729&v=feed&viewas=1520830729#/event.php?eid=210649731349&ref=mf

Qualche intervista:

 

http://blog.alfemminile.com/blog/seeone_264739_6453893/LE-MAMME-NON-METTONO-MAI-I-TACCHI/LA-CHIACCHIERATA-CON-COSTANZO

 

http://www.pianetamamma.it/il-bambino/angoli-libri-il-bambino/intervista-a-luana-mamma-blogger-de-la-staccata.html

 

http://pattyscrittricemergente.splinder.com/post/21533011/Intervista+a+Luana+Troncanetti

Qualche estratto del libro:

A mio figlio Alessandro, senza il quale la mia vita sarebbe un guscio vuoto. Ogni attimo passato con lui è come un giro sulle montagne russe: splendido, spaventoso e divertente.

 

A mio marito Stefano, che non a caso vanta il nome di uno dei Santi più famosi del calendario.
A tutte le mamme alle quali sarò riuscita a strappare un sorriso, con la certezza che vivano pienamente felici anche in scarpe da ginnastica.

 

” I tacchi alti rendono più femminile una donna, ma non fanno necessariamente di lei una femmina. Un figlio, invece, sì. “

Biografia:

Luana Troncanetti è nata e questo è già troppo. Cancerina doc, col suo carattere lunatico sfianca parenti, amici, vicini, semplici curiosi. Sventando numerosi attentati terroristici con squisito intuito femminile, ma anche con qualche discreta botta di culo, oggi è ancora viva, anche se a giorni alterni.
Una volta ogni 365 giorni si ricorda di compiere gli anni, di solito intorno al 22 luglio. Non ha mai saltato un compleanno, neanche uno, è dal 1970 che va avanti questa storia.
Scrittrice per caso, schiava devota dell’ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, 5 anni e mezzo, un bel giorno si ritrova fra le mani un Pulcinella argentato. Lui guarda lei, lei guarda lui e, al termine di un focoso scambio di sguardi, lei inforca gli occhiali e legge ai piedi del suo amato la scritta “Premio Massimo Troisi”. Lei sviene. Da luglio 2009 lui fa bella mostra di sé su una mensola del soggiorno, sotto una campana di vetro, a pochi passi dall’ultimo lavoretto per la festa della mamma: le sue due più grandi soddisfazioni, vicine vicine. Lei vive ormai sotto sedativi, in dosi più massicce del solito, in attesa che un capace psicologo riesca a definire i motivi di questa inspiegabile vittoria.
I suoi libri nascono dall’osservazione del quotidiano, con i suoi spunti di impensabile comicità. La sua penna ” nevrile, agile, scorrevole, graffiante, ironica, ma mai fuori dalle righe ” ( apperò!)  – recensione de “Le mamme non mettono mai i tacchi” a cura di Alessandra Di Gregorio, editor professionista e scrittrice – tratteggia con realismo gli aspetti più ironici della vita.
Per quanti volessero curiosare nel suo mondo:

 

http://lastaccata.splinder.com/
http://www.myspace.com/luanatroncanetti

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