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Chi è Dick Tracy

25 settembre 2009

dick tracy (7)Chì è Dick Tracy

I primo libro sul fumetto esce in Italia nel 1961. Scritto da Carlo della Corte e pubblicato da Mondadori, si intitola semplicemente i fumetti e offre uno sguardo analitico, affettuoso e talvolta anche incredulo alla popolarità dei personaggi disegnati. In particolare, nel capitolo dedicato ai “clivi di carta”, Carlo della Corte scrive: “Quando Flattop (Testa Piatta) mori, durante un’ennesima scaramuccia con Dick Tracy, suo giurato avversario, tutta l’America si commosse. Flattop era soltanto un meschino gangster, avventuroso ma sciocco, che tuttavia era riuscito a incatenare alla sua persona l’interesse morboso di milioni di spettatori”.dick tracy (1)

E poi ancora: “Gould ricevette numerosi telegrammi di gente che avocava a sé il privilegio di onorare con una degna sepoltura a proprie spese l’amatissimo Flattop. Da Beaumont, nel Texas, un tizio telegrafò testualmente: ‘Prego dichiarare che cadavere Flattop appartiene a sottoscritto come suo migliore amico. Quando poi giunse il giorno della mesta cerimonia, arrivarono a quintali fiori, corone e biglietti di condoglianze sconsolatissimi, oltre a una montagna di lettere lacrimose, esacerbate, vergate da gente straziata. Nel Connecticut, a Middletown, si organizzò per Flattop una vera veglia con tanto di bara e candelotti e, a quanto pare, con fiumi di autentiche lacrime”.

Queste manifestazioni di cordoglio popolare per un personaggio di carta avvenivano nel 1944, apdick tracy (5)pena quindici anni prima che della Corte scrivesse il suo libro, quando il fumetto, negli Stati Uniti e non solo, si proponeva ancora come un mondo magico in cui entrare e sognare storie, fornitrici di certezze che cementassero l’identità nordamericana di chi leggeva. Un ruolo, d’altronde, ricoperto da tanta letteratura popolare (in Italia anche dal fotoromanzo), dalla radio e dalla televisione.

Fumetti diversi, che chiedevano al lettore un coinvolgimento più critico e non solo emozionale, c’erano già: basti pensare a Pogo. Ma solo nel dopoguerra qualcosa sarebbe cambiato davvero; i fumetti pubblicati sui quotidiani (come Dick Tracy) non avrebbero più commosso le folle, pur mantenendo ampio il loro spazio giornaliero e domenicale. I grandi successi non sarebbero stati più avventurosi, ma comici, non più con personaggi in cui credere, ma di cui sorridere. Anzi, attraverso i quali sorridere, come, ad esempio, i Peanuts e Dilbert. E con i quali riflettere, anche.dick tracy (4)

Dick Tracy, come tanti altri character avventurosi, rappresentava il modello americano vincente. Mascella squadrata, naso adunco, non proprio una bellezza, ma un viso da prim’attore, da star cinematografica. Un poliziotto incorruttibile, impavido, capace di mantenere il sangue freddo anche se rapito da una banda di malviventi. Quando il 2 gennaio dei 1944 è già nelle mani di Flattop, lui se la canticchia allegramente al pianoforte: “Let me call you sweetheart; lui, detective senza paura, pensa all’amore (e la fortuna e il talento di Chester Gould faranno poi in modo che quella pausa musicale risulti essenziale per l’evoluzione della trama).dick tracy (3)

Non  c’è dubbio, Dick Tracy fa tutto quello che un eroe può fare per  essere amato. Per esempio festeggia allegramente il Natale insieme alla sua famiglia, composta dal figlio adottivo junior e dalla fidanzata Tess (con la quale convolerà a giuste nozze nel 1949), e con i suoi colleghi di lavoro. Si sottopone a qualsiasi tipo di angheria da parte dei malviventi: viene torturato, impallinato, accecato, sequestrato, segregato, accoltellato. Eppure c’è qualcosa che neanche lui riesce a capire fino in fondo (e forse neanchedick tracy (2) il suo autore, Chester Gould): perché mai i lettori amano così tanto i suoi nemici, i cattivi, i malviventi, i traditori dell’America civile, coloro per combattere i quali Dick si fa in quattro?

C’è un che di disneyano in questa stranezza. Qualcosa al cui proposito si è già accennato in merito ai cattivi di Batman: nei classici lungometraggi Disney i villain hanno sempre esercitato un fascino che i buoni non hanno mai eguagliato. Vogliamo mettere la vitalità, la personalità, la vivacità della dick tracy (6)regina, poi strega cattiva, con le qualità di quella timida fanciulla che sogna il principe azzurro che è Biancaneve? E la forza travolgente di Crudelia De Mori con la bontà delle famiglie umane e canine de La carica dei 101? Tanto è vero che i cattivi Disney sono stati celebrati attraverso libri e compilation. i buoni mai. Qualcosa vorrà pur dire. Che la cattiveria si vende meglio, forse? O forse che Disney e Gould la sanno vendere meglio?

I nemici di Dick Tracy sono proverbiali per la loro bruttezza, per essere riconoscibilmente cattivi al di là di ogni realismo. Sono icone della malvagità, traduzioni eclatanti e lo psichiatra veronese dell’Ottocento che cercava di spiegare la corruzione morale attraverso le caratteristiche fisiche.

Ed ecco così Pruneface dalla faccia rugosa che sembra una prugna, Shakey devastato da un costante tremolio, Mole con un viso di talpa. Nel soprannome sta la caratteristica dei volto, ovviamente. Tutti nevrotici, tutti assetati di potere e di soldi fino alla pazzia, tutti al di fuori della placida normalità. Come nelle favole, anche nelle storie di Gould ci sono i buoni e i cattivi, e anche qui, come nel le trasposizioni disneyane, i buoni e i cattivi devono essere riconoscibili: perfino Cappuccetto Rosso deve capire facilmente dove sta il lupo.

I problema rimane: alla fine molti lettori hanno amato il lupo più dei suo antagonista, il cacciatore buono Dick Tracy. Tanto che Chester Gould è stato poi costretto da una sollevazione di massa a far risorgere Flattop: si chiama Flattop jr., è suo figlio, ma è come se fosse lui. Forse perché questo cattivo con la faccia enorme, la riga in mezzo e la boccuccia a cuore è un nemico pacioccone, che non incute reale timore. Forse perché è un nemico simpatico, da quattro soldi, capitato quasi per caso da una parte piuttosto che dall’altra. O  forse perché è un nemico visibile, concreto, prevedibile; tutt’altra cosa rispetto alle guerre, alle crisi economiche, ai nemici occulti, segreti, misteriosi. E poi, forse, perché fin dal suo primo apparire aveva, come ogni altro nemico di Dick Tracy, il suo povero destino segnato. Più che un cattivo, una vittima predestinata.

Link: Dick Tracy On Comicsando

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