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Chi è Conan

10 settembre 2009

conanChi è Conan

Ci sono anche i “self-made-superrnen”, i superuomini che si sono fatti da soli. Gli altri hanno avuto un percorso tracciato dal destino: Superman, che è un extraterrestre, acquisisce i suoi magici poteri di Krypton sui nostro pianeta. L’Uomo Ragno ha ricevuto i suoi dalla puntura di un ragno radioattivo. I Fantastici Quattro sono stati colpiti da raggi cosmici per diventare quelli che sono. Gli X-Men sono mutanti e tutti loro (come accade pure alla Cosa dei quartetto precedente) subiscono le conseguenze dei loro poteri, che comportano anche, se non soprattutto, una diversità. Tutti questi supereroi sono stati creati con l’aiuto dei caso.conan (2)

Devil è una via di mezzo: reso cieco da una sostanza radioattiva, ha poi alienato i suoi poteri, ottenuti insieme al suo handicap, perché potessero esprimersi appieno. Allenamento: è questo il vero segreto dei supereroe che si fa da sé. A cominciare da Batman, che non ha nessun potere speciale se non il desiderio di giustizia/vendetta, e la ricchezza di Bruce Wayne, il suo alter ego, che gli consente la realizzazione concreta delle sue fantastiche invenzioni, quelle che gli permettono di moltiplicare all’infinito le sue immense abilità fisiche, messe alla prova tramite esercizi ginnici quotidiani.

Ma ci sono supereroi che si sono fatti da sé senza far M uso di pesi o di palestra. Che cos’è Tarzan, per esempio, se non un supereroe naturale, creato dall’incredibile alchimia di un uomo nato tra le scimmie e dunque costretto dall’ambiente ad allenarsi tra alberi e liane? Il suo DNA, evidentemente, lo ha favorito, ma ciò non toglie che si sia fatto da sé. E fatto da sé, forse più di chiunque altro, è Conan, il barbaro nato neiconan (3) romanzi di Robert E. Howard. Un supereroe dalla forza sovrumana, laddove la forza comprende tutte le qualità a essa connesse: resistenza al dolore e allo sforzo, agilità, prontezza di riflessi, reattività, energia, vigore, potenza, solidità, abilità. E così via.
E questa forza sovrumana nasce con lui, e non ne conosciamo altra origine:
Conan vive in un mondo di uomconan (4)ini straordinariamente gagliardi e muscolosi o di cui ci vengono raccontate solo le sto-rie in cui questi sono protagonisti. Insieme a loro, donne di maestosa bellezza e sensualità. Perché nel mondo di Conan il vigore fisico è al di sopra di tutto: quello dei singolo e quello dei gruppi. E fra tutti questi uomini spaventosamente forti, Conan è il più forte di tutti.

La sua forza è davvero la stessa che si ritrova nei grandi miti: è quella di Ercole con le sue dodici fatiche, è quella di Teseo, è quella di Atlante. E davvero non è sbagliato cercare riferimenti nella mitologia a proposito dei supereroi, soprattutto parlando di un personaggio come Conan. Se infatti i personaggi Marvel di Stan Lee vivono a New York in un luogo e in un conan (5)tempo simili a quelli reali, Conan (come altri, Superman fra tutti) vive in urla sorta di storia parallela al nostro mondo, storia che parte dalla caduta di Atlantide alla prima civiltà dell’uomo.

Mondo parallelo è per definizione quello dei genere fantasy cui Conan appartiene, così come è mondo parallelo quello della mitologia greca. Se, come junghianamente afferma Jarnes Hillman, “i miti manifestano la psicologia dell’anima del mondo, e di conseguenza anche l’anima individuale”, si potrebbe affermare che ogni lettore si vede, si rispecchia in quel personaggio che sente più vicino a sé, in quell’eroe attraverso il quale rivive le proprie emozioni.
conan (6)
Allora, più che a Ercole, si potrebbe pensare a Conan come a un novello Sisifo, figura dei mito costretta aconan (7) portare un masso enorme sulla sommità di una collina e, al termine della fatica, a sentirlo rotolare addosso e vederlo ritornare a valle. Tutto allora deve ricominciare, in un tormento, in uno sforzo fisico continuo, doloroso, che non ha mai fine. Per l’eternità Sisifo avrà la possibilità di gioire quando riesce a portare il masso fin sulla vetta, ma sarà appena un attimo, prima di avere la conferma che la sua condanna continua a perpetuarsi. propria di chi mette in ordine con la pena nel cuore perché quello stato benefico e rassicurante è drammaticamente e ineluttabilmente transitorio.

Non è solo la legge della serialità a provocare questo senso di oppressione nel personaggio di Howard: a parlare al lettore è anche il suo sguardo, perennemente preoccupato, sempre sul chi vive, profondo e addolorato, con quei muscoli dei volto in continua tensione. Nconan (8)on c’è nel suo mondo la possibilità di rilassarsi, se non per momenti così fugaci che altro non sembrarlo che fasi di passaggio tra una fatica di Sisifo e l’altra. Quanto sono veloci, per esempio, i baci (troppo rudi, quelli di chi non ha tempo da dedicare alle gioie dell’amore). Come se Conan vivesse un destino sdoppiato e parallelo: quello dei guerriero eternamente vittorioso
In questo suo e quello dell’uomo segnato da un furore astratto eppure palpabile.

Ha scritto Marco Pellitteri che “Conan, per nulla privo di sorta di cuore e sentimenti, vive in un mondo bambino uno specchio fedele: generoso, violento, salubre, lunatico”.
È  vero, ed è anche qui il grande fascino di questo personaggio: così virile nel fisico, così acerbo nei sentimenti, nella manifestazione dell’intera gamma delle emozioni umane. Lo stesso accade nell’adolescenza, quando il corpo si sviluppa, si trasforma velocemente, tanto da mettere in pericolo la propria identità, quando non ci si sente accettati dal mondo esterno, quando stare in gruppo è fondamentale per superare le paure e allo stesso tempo difficile se si vogliono salvaguardare le proprie peculiarità. E il mondo fuori è vissuto come una lotta senza fine nella quale è necessario il coraggio per cercare la chiave dei proprio destino. Non è questa, invece, la sorte di Conan. Sua
funzione mitologica non è quella di liberarsi, ma di rappresentare il momento precedente, quello della crisi. In eterno, ovviamente.conan (1)

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