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Chi é l’Uomo Ragno

23 agosto 2009

uomo ragnoChi é l’Uomo Ragno

C’ è un trailer cinematografico che pochissimi hanno visto. Due malviventi in elicottero, montaggio velocissimo, riprese movimentate, a centinaia di metri d’altezza. Si sente il vuoto sotto, oltre le pale dei vuomo ragno (1)elivolo. Poi una tela di ragno tesa tra i due grattacieli simbolo di New York. Per l’elicottero, per i malviventi, è finita. Dei protagonista è sufficiente una firma, la sua arma migliore, la tela. L’Uomo Ragno sta per arrivare. Dopo l’attentato dell’11 settembre 200l quelle immagini sono state ritirate. Qualche settimana dopo, uno Spider-Man attonito è apparso in un fumetto: osservava le rovine dei Worid Trade Center e confessava ai lettori: “Non potevamo prevederlo. Non potevamo essere qui prima che succedesse. Non potevamo impedirlo”. Un bel coraggio, per un supereroe, accettare la propria impotenza. E la realtà.
uomo ragno (2)
L’Uomo Ragno non è mai stato un supereroe che si crede chissà chi. Sa che non basta avere dei superpoteri per potersi credere il padrone del mondo. Anzi, sa bene che dopo essersi arrampicato sui muri dovrà preoccuparsi dei soldi per pagare l’affitto. L comunque un essere umano, e un cittadino. Di New York, peraltro, mica di una città inventata. La sua casa è a Forest Hilis, nel Queens (mentre i Fantastici Quattro sono a Manhattan, dall’altra parte dei fiume). E a New York, nella stessa strada ma una di fronte all’altra, avevano sede le due case editrici che hanno fatto grande il fumetto dei supereroi. La DC di Superman e di Batman, e la Marvel dei Fantastici Quattro, dell’Uomo Ragno, di Devil, degli X-Men, nati negli anni Sessanta e tutti creati da Stan Lee insieme a un gruomo ragno (3)uppo di straordinari disegnatori tra cui Steve Ditko, Jack Kirby, John Buscema e John Romita.

i sono certi uomini che hanno un talento naturale, un istinto formidabile, e anche la C fortuna di trovare l’ambiente e il momento giusto per esprimerlo. Stan Lee fa parte di questi. Quando il suo editore gli chiede supereroi, perché sembra che stiano anuomo ragno (4)dando forte, lui non si mette al tavolino a pensare troppo. La sua creatività vive di intuizioni gioiose, di complicità con i suoi coautori e con i lettori. Il rinnovamento che propone rivoluziona il fumetto americano.
Spider-Man, per esempio. Lee vuole la realtà dietro il suo personaggio. E poi lo vuole ragazzo, non adulto. Non ci sarà un Robin accanto a questo supereroe: l’Uomo Ragno ha già l’età di Robin.uomo ragno (7) Il costume lo vuole integrale: visibili rimangono solo gli occhi del personaggio, così tutti possono iuomo ragno (5)dentificarsi in lui. Nome e cognome di Spider-Man: Peter Parker, con le stesse iniziali, più facili da ricordare (regola che accomuna diversi protagonisti della prima ora). Peter è mingherlino e non ha una forte personalità. Abita in una casa normale, tipica di un ragazzo della middle class, e ci vive con gli zii (presumibilmente l’idea narrativa è che l’amore per gli zii sia più consapevole, meno ovvio di quello per i genitori). Poi, la frase che ha reso popolare i supereroi di Stan Lee, e Spider-Man in particolare: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Altro che fumetto popolare: questo è un monito che dovrebbe essere affisso in tutti gli uffici e i ministeri del mondo. Ma c’è anche la stravaganza, la spudoratezza, l’inventiva dei suoi straordinari rivali, senza i quali un supereroe non vale e non serve a niente. E l’ironia dei titoli, delle didascalie, che evidenziano la presenza di autori dietro le storie, sottolineata da vistosi e articolati credits iniziali. Il gioco è chiaro: avvincente e scoperto. E in questo gioco Stan Lee va ancora un po’ più a fondo, entrando, istintivamente, con il suo talento istrionico di comunicatore, nei sentieri della psicoanalisi: la realtà anche dentro i suoi eroi.

In Spider-Man si usa spesso e volentieri il fumetto con le bollicine, che rivela ciò che i personaggi pensano e non vogliono comunicare apertamente, Ecco un esempio fondamentale nella quarta tavola de Il vero volto di Goblin: ce lo fornisce la segretaria dei Dr. Bromwell, guardando Peter immerso in preoccupazioni così grandi da riempire la stanza:  “è  meraviglioso avere quell’età. Niente guai, Niente responsabilità. Nessuna delle preoccupazioni degli adulti”. Capite cosa suggerisce Lee ai suoi lettori? “Come voi io so che non è vero affatto.” Ma la sua maestria non finisce qui. Stan Lee ha capito (o forse ricordato?) una situazione dolorosa tipica della vita di un adolescente: quella senza via d’uscita. Si può tradurre così: un cattivo stuomo ragno (8)a minacciando la città, mentre l’Uomo Ragno deve portare la medicina alla zia. Se salva la città, la zia rischia la vita; se salva la zia, rischia la città intera. Non c’è soluzione. ~ un indovinello zen, un nodo come quelli, celebri, dello psichiatra R.D. Laing. Ne consegue una sensazione di formidabile forza narrativa: il senso di colpa. Altro che nessuna preoccupazione: gli adolescenti si nutrono dei (o sono nutriti dal) senso di colpa. Non posso tornare a casa, devo restare fuori con gli amici, ma se lo faccio i miei genitori si disperano. Se non mi metto con quel ragazzo o quella ragazza non vivo più, ma se lo faccio e i miei lo vengono a sapere, accade il finimondo.

Posto di fronte ai suoi dilemmi, Peter trova uno sfogo (non una soluzione) nelle nuove meraviglie che i superpoteri offrono al suo corpo. E si ritorna così al film di Sam Raimi, lo stesso dei trailer a cui accennavamo all’inizio, straordinario nelle scene in cui l’uomo Ragno collauda i poteri appena scoperti, quando spara il suo filo e a esso si aggrappa per lanciarsi di palazzo in palazzo, in una libertà di sensazioni e in un crescendo inebriante di consapevolezza: dei corpo, delle emozioni, delle responsabilità, dei gioco gravoso della vita.

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