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Chi è Topolino

2 agosto 2009

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Chi e Topolino

C’è un giorno fondamentale nella storia dei topo più famoso dei mondo (qualifica peraltro da non prendere sotto gamba, perché, da Jerry a Speedy Gonzales, da Bianca e Bernie a Fievel, la famiglia dei roditori è assai ben rappresentata nell’universo dei personaggi disegnati): il 3 agosto dei 1944 Topolino smette i pantaloncini, quelli celebri, rossi con i due bottoni davanti, per indossare camicia e pantaloni. L’abito non fa il monaco, ma questa novità non è solo una questione di moda. Di lì a poco le strisce di Floyd Gottfredson, per ordini superiori, cambiano, perdono il loro carattere avventuroso e continuativo, 3diventano umoristiche e auto conclusive. Topolino è un po’ meno coraggioso e intraprendente. Comincia ad amare la vita nella sua villetta, ad andare al ristorante o al luna park con Minni, a subire le stranezze di quel suo pazzoide amico di nome Pippo. Non sarà sempre così: ci sarà un ritorno all’avventura e poi di nuovo alle strisce comiche. Ma una trasformazione in qualche modo è 4avvenuta. Da un certo momento in poi non sarà più lui a gettarsi nella mischia, a salire su aeroplani spericolati, a combattere la malavita attraverso i giornali, a inventare con i suoi amici una ditta di acchiappa fantasmi. Non sarà più lui a fare dell’avventura una scelta di vita: saranno gli imprevisti a disturbare la sua quiete, i ladri a entrare nella sua casa, direttamente o attraverso una telefonata dei Commissario Basettoni. Lui, altrimenti, se ne starebbe volentieri rintanato al caldo del suo focolare.

In Questo cambiamento era inevitabile. L’America degli anni Trenta, quella degli esordi, era tutta da inventare, da costruire, da ordinare. Bisognava agire, pensare a procurarsi i mattoni prima che a costruire la casa. E infatti all’inizio Topolino la casa ancora non ce l’ha, e le sue avventure sono quelle di un animale da cortile. Stravaganti e perfino violente, se in Steamboot Willie, pur di suonare uno strumento, si permette di brutalizzare un gatto su una tavola per i panni e poi di farlo roteare in aria tenendolo per la coda (mentre il poverino grida seguendo il ritmo musicale). Se non fosse stato per la musica, che ha davvero rivoluzionato la sua vita e quella dei cinema d’animazione, Mickey Mouse sarebbe rimasto un personaggio come tanti altri: un topo con la coda e le scarpe grandi (Walt le aveva volute così perché potesse sembrare un bambino che indossa le scarpe dei papà). C’è però una differenza tra Felix the Cat (nato nel 1919, e che in Italia abbiamo conosciuto come Mio Mao sul Corriere dei Piccoli), primo grande personaggio di successo dei cartoni, e il nostro Topo. Felix Mentre Paperino era un gatto a2ffamato, che affrontava con astuzia e abilità la sua individuale lotta per il cibo.

Topolino, nato dieci anni dopo, non pensa a sfamarsi, ma a rallegrare se stesso e gli altri, e dopo i primissimi anni di vita cerca di rimediare alla sua disordinata povertà, si prende cura degli amici, prova a far funzionare le cose, a fare il direttore d’orchestra in una band con i suoi fantasiosi compari (per esempio in The Band Concert, film dei 1935), a organizzare spettacoli per gli orfani, e poi a combattere i prepotenti di ogni razza: briganti, più ‘ottimista difensore rati, giganti, malavitosi. di uno status quo però, a un passo dalla Seconda Guerra Mondiale, non era più il caso di sentirsi ragazzini e sbarazzini. Gli Stati Uniti d’America non dovevano più andare alla ricerca delle proprie ricchezze e della propria personalità: ormai le avevano trovate. Piuttosto, bisognava proteggerle. E mentre Paperino, grazie a Carl Barks, cominciava a conoscere il mondo al di fuori di Paperopoli (spesso obbligat4ao dalla necessità dello zio Paperone di salvaguardare la sua immane ricchezza), Topolino diventava l’ottimista difensore di uno status quo nazionale, di un traguardo raggiunto con passione e impegno da lui stesso e dalla maggioranza dei popolo americano. Topolino è la celebrazione dello spirito statunitense; anzi, l’auto-celebrazione. A partire dal suo aspetto, costruito su una serie di cerchi: le orecchie, il volto, la pancia, perfino le mani, quando si presenta felice con le quattro dita a raggiera, e le scarpe. Sembra una metamorfosi della bandiera olimpica, con i suoi cinque cerchi che rappresentano, guarda un po’, i cinque continenti, e dunque l’universalità. E delle Olimpiadi Topolino potrebbe sottoscrivere i principi originari, contenuti nella dichiarazione degli atleti: “Giuriamo di presentarci ai Giochi Olimpici quali concorrenti leali, rispettosi dei regolamenti e desiderosi di parteciparvi con spirito cavalleresco per l’onore dei nostro Paese e per la gloria dello sport. Perfetto: è proprio Topolino.

I cerchi di Topolino suggeriscono anche l’idea della morbidezza e allo stesso tempo dell’invincibilità, perché sono i pugni agli zigomi che fanno male, non quelli sul sedere. E quel “morbido” offre anche una timida sessualità: tenera, accogliente, poco aggressiva. Infatti il naso di Topolino (e di Minni) ha la forma di un seno con la punta a ciliegina. Il suo corpo è costruito per contrastare l’ansietà, per dare il senso di una forza delicata, che riesce nei suoi intenti attraverso un impegno umile e costante; una forza non individualista, che tiene conto dei contributo altrui. Guardate com’è conciliante Mickey con quei due simpaticissimi ma del tutto inefficaci compagni d’avventure nella prima storia di questo volume. Non ci si può arrabbiare con Pippo e Paperino, vanno presi per quello che sono.

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Ritratto di Walt Disney che ironizza sulla celebre frase di Frank Thomas veterano degli Studi Disney, “Topolino era Walt e Walt era Topolino”.

La scuola italiana dei dopoguerra ha trovato e dovuto gestire il Topolino “entrato in casa”. E anche se, generalmente, la simpatia dei lettori ha premiato l’intemperanza paperinesca, con Topolino gli autori italiani hanno saputo fare un ottimo lavoro, riportandolo soprattutto all’età giusta che, qualunque sia l’età anagrafica, è quella della curiosità, dell’altruismo, della disponibilità all’imprevisto, della capacità di riscatto.

Dei resto, stiamo parlando di un personaggio che ha sedotto artisti e scienziati, filosofi e politici, e che il grande regista Ejzenstejn definì come “il più originale contributo americano all’espressione artistica”. Altro che topo.

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One Comment leave one →
  1. Sara permalink
    20 maggio 2010 14:25

    Topolino è il miglioreeeeeee

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