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Texone Cover’s

1 agosto 2009

tex magnus

TEX IL GRANDE!

di Decio Canzio

Questo albo gigante – scritto da Claudio Nizzi – esce in occasione del quarantesimo anniversario della nascita di Tex (settembre 1948).

E diciamo subito che non si tratta, almeno nelle intenzioni dell’Editore, di una produzione destinata a esaurirsi in un numero unico. L’ idea è invece quella di chiedere ad alcuni “grandi” del disegno di misurarsi con il personaggio di Tex Willer, per offrire ai lettori nuove interpretazioni del protagonista, dei suoi comprimari e del suo mondo. Intendiamoci bene: non esiste per ora un preciso progetto editoriale. La verità è che con questo numero del Quarantennale proviamo a sondare le reazioni dei lettori di fronte a qualcosa di diverso. E l’esordio avviene alla grande, con un

disegnatore del calibro di Guido Buzzelli, un artista insolito, nel panorama del fumetto e dell’illustrazione in Italia. Un iconoclasta astruso a rompere i modelli consolidati e tradizionali per proporre innovazioni nelle forme e nei contenuti del disegno.

Ma di Buzzelli scriveremo più avanti. Torniamo, adesso, al nostro Tex e ai suoi quarant’anni. Dal settembre dell’anno 1948 a oggi, Tex Willer ha avuto qualche decina di milioni di lettori e ha finito per diventare un “caso” nel panorama della letteratura popolare avventurosa del nostro Paese. Dietro questo successo senza precedenti c’è l’uomo che, quarant’anni fa, ha creato Tex e l’ha poi saputo far vivere attraverso mille avventure. Il suo nome è Giovanni Bonelli.

Tuttavia, la presentazione che apre questo albo gigante è dedicata a coloro Tex ieri e oggi. Nella pagina che disegnano Tex e non al suo creatore. Di lui vogliamo soltanto dire questo: che, nella storia della narrativa popolare, raramente è avvenuto un processo così completo di identificazione fra Autore e Personaggio. Giovanni Bonelli è Tex Willer. E Tex Willer è Giovanni Bonelli.

Quest’ultimo, naturalmente, non ha mai cavalcato nei deserti di pietra dell’Arizona, né ha mai lottato contro i fuorilegge, né ha avuto a che fare con pellerossa o con soldati blu. L’identificazione è soltanto di natura caratteriale. Il carattere di Tex-Bonelli si basa su alcuni dei sentimenti più intensi dell’animo umano: il fuoco sacro della dignità della vita, la percezione dell’idea di giustizia, la difesa dei deboli e degli oppressi, la saldezza dell’amicizia e del cameratismo, la volontà di arrivare alla meta, l’indignazione dettata da una costante tensione morale. E, in mezzo a queste esplosioni di vitalità esistenziale, anche la delicatezza dei sentimenti, quando occorre.

Reso il tributo dovuto al creatore di Tex, prima di esaminare il gruppo di professionisti che realizzano Tex Willer, vorrei fosse chiaro al lettore che questi rappresentano, nel panorama del fumetto italiano, anzi europeo, un gruppo di autentici talenti nell’arte del disegno.

Non è dunque un mero trionfalismo celebrativo quello che mi porterà a considerare con ammirazione, e perfino con emozione, il lavoro di Aurelio Galleppini e dei suoi colleghi. Sono infatti convinto che questa equipe meriti gli elogi che, in silenzio, milioni di lettori italiani le hanno tributato e continuano a tributarle.

Commento di Nico Musella

La prefazione che avete letto sopra (spero) era allegata al primo speciale di “Tex il Grande”, uscito nelle edicole nel 1988.

  • D’allora ad adesso sono passati 23 anni e ventitre sono i numeri del “Texone” che anno per anno continua ad uscire in edicola. In questo post  allego le copertine di 20 numeri, vent’anni di lettura di un grande character del fumetto internazionale. La perla di questi special annuali è senza ombra di dubbio il numero nove, scritto da Claudio Nizzi e disegnato da un grande e strepitoso Magnus. Questi fu anche l’ultimo lavoro dell’artista bolognese da me tanto amato e mai dimenticato.
  • Per finire voglio ricordare anche un altro numero di Tex gigante: il numero 6, “La grande rapina”, per me è uno degli episodi più riusciti dell’intramontabile Ranger e difensore degli indiani d’America. La storia è ricca di colpi di scena e continui cambi d’azione, con una trama ricca ed intrigante. Il tratto di Josè Ortizz , nervoso è  forte di chiaroscuri, rendono la trama ancora più efficace. Poi il treno è da sempre un Must per gli appassionati d’avventura, sia cinematografica che letteraria. Il fumetto, In questo caso, non poteva essere da meno.

Intanto gustateVi la galleria (con i migliori disegnatori della scena italiana ed internazionale), cliccando sull’imagine, si ingrandisce automaticamente.


2 commenti leave one →
  1. v.s.gaudio permalink
    29 marzo 2010 15:58

    Il Tex(one) del 1996
    La doppia realtà di Magnus
    di Alessandro Gaudio

    Fin dalla nascita dei comics, ad una sequenza progressiva di pittogrammi si sono accompagnati, quasi sempre, elementi di scrittura fonetica. “La valle del terrore” non costituisce un’eccezione: anche se le tecniche di disegno di Magnus possono attirare l’attenzione(chiaro/scuro estremamente “reale” e tratto deciso ), la relazione verticale tra vignetta e testo è pienamente rispettata; né iconicità , né narrazione sono in grado di prevalere l’una sull’altra: sono sullo stesso piano.
    Certo, la significatività con cui Magnus caratterizza le macrounità è paragonabile, per naturalezza, solo al movimento che Tex mette in atto nel momento in cui deve estrarre la pistola dalla fondina. Un parallelismo di questo genere tra il livello “iconico-sintattico” di chi disegna e il livello strettamente “narrativo” del cow-.boy, la dice lunga su ciò che, in sette anni, è riuscito a realizzare l’artista bolognese.
    Per rendere ancora più sua quest’opera, Magnus le ha impresso il suo “marchio di fabbrica”: l’omino con i baffi che appare, per la prima volta, nella tavola di pagina 58(terza vignetta), non è altro che la sua “proiezione” presente, da sempre, in tutte le sue realizzazioni.Un elemento interno alla vignetta definisce la macrounità significativa dell’insieme.(…)”Arieggiare” così un fumetto può sembrare fuori luogo, eccessivo, può mettere a repentaglio la significatività della diegesi; ma la trovata di Magnus è sottile, nascosta, non-ingombrante e priva di qualsiasi rischio.

    Il Tex(one) di Magnus,2
    Il dettaglio significante
    di Alessandro Gaudio

    Grandioso l’insieme di tavole che ci si presenta davanti; così come ottimale la selezione delle vignette.(…)In una figura, infatti, significante e significato sono contemporanei; ma bisogna tener conto dello stretto rapporto di dipendenza interna che si viene a creare fra testo e icona. Chi disegna deve, necessariamente, tener conto di tutto questo. Uno dei metodi utili per avvicinare la vignetta al balloon ci è fornito dalla vasta gamma di inquadrature che si possono realizzare. Prendiamo, come esempio, la tavola di pagina 35: si comincia con un’inquadratura tradizionale, ad altezza d’uomo, la cui funzione è presentarci i personaggi nel modo più “oggettivo”possibile. La seconda vignetta è un “primo piano” di Tom Devlin(funzione “euforica” del montaggio) a cui segue un allontanamento progressivo della “macchina da presa” che arriva ad inquadrare Tex e Kit di spalle; lo’ultima “visione”(vignetta finale della tavola) è dall’alto(funzione panoramico-esplicativa).
    Questa pagina, grazie alla sua pluri-soggettività , fornisce un valido esempio di quante e quali “inquadrature” siano possibili per rendere meglio la “drammaticità” del momento e per accordare le “immagini” alla temporalità dei balloons.(…)Un’equilibrata estetica che, talvolta, si lancia alla ricerca di un particolare, di un dettaglio che dia al testo un significato: un dettaglio, dunque, significante. Quali sono in questo senso le vignette più significative, dove possiamo trovare il dettaglio che comunica?
    La seconda della tavola di pagina 76; la terza e la quinta della tavola di pagina 196; la quarta della tavola di pagina 236. Un coltello durante la sua “corsa”, una corda spezzata da un proiettile, i frammenti di un bicchiere che si infrange: l’equilibrio estetico di Magnus è rafforzato da queste “digressioni” ed è così ancor più utile alla comunicazione necessaria tra testo e referente: l’informazione che raggiunge il lettore è particolareggiata e completo. Certo il disegnatore bolognese ci mette qualcosa di suo, qualcosa che , in un particolare, riesce a fornire la grandezza dell’insieme: una metonimia elevata al massimo grado che esalta sia l’infinitamente piccolo, sia l’infinitamente grande.

    (da: Alessandro Gaudio, L’alta definizione ne “La valle del terrore”. Semantica del “Tex” disegnato da Magnus, copyright 1996)

    Nizzi-Magnus, “Tex.La valle del terrore”,Sergio Bonelli editore, Milano 1996

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