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L’Arte di Milo Manara

29 luglio 2009

manara (1)

Chi è Milo Manara

Ci sono due introduzioni in questo volume. Una è questa, l’altra si trova a sette pagine dallamanara (3) fine di H.R e Giuseppe Bergman. Comincia con la frase: “Avevo quattro o cinque anni, forse sei, quando mia nonna si faceva accompagnare da me al ghetto vecchio di Venezia”. L’introduzione che H.P., cioè Hugo Pratt, scrisse per la prima edizione di Favola di Venezia (Sirat AI-Bunduqiyyah), avventura pubblicata nel primo volume di questa collana, dedicato a Corto Maltese. Nel fumetto di Manara quelle righe sono scritte su un quaderno perduto da H.P. e raccolto da Giuseppe Bergman, e rappresentano, per così dire, il ricordo di un’educazione all’avventura. Perché questa, evidentemente, si impara da piccoli, affrontando la paura dell’ignoto che, lo scrive Hugo Pratt, può essere dovunque: in una casa vecchia, sulla sommità di un’antica scala di legno, o in una tazza di cioccolata.

A Marcel Proust le madeleine, i dolcetti dell’infanzia, avevano lasciato un gusto così intenso da scatenare i ricordi. Quelli di una vita che non era stata propriamente avventurosa ma che aveva accumulato sentimenti ed emozioni così forti da risultare quasi insopportabili. A Hugo Pratt i biscotti dell’amica della nonna non piacevano affatto. Erano senza sale. E allora la sua voglia di vivere e di conoscere lo ha portato a cercare uomini, cose, luoghi dal fascino ambiguo e misterioso. Lui cercava i manara (4)luoghi dell’avventura e questi si svelavano davanti a lui, come d’incanto, con simboli magici, nomi d’altri tempi e d’altri mondi. Le clavicole di Salomone, lo smeraldo di Satana: che meraviglia, che fantastica premessa per un viaggio infinito.

Tutti abbiamo avuto un’infanzia avventurosa. Chi alla maniera di Proust e chi alla maniera di Pratt. E chi alla maniera di Giuseppe Bergman. Che, per carità, non è mica male. Non si può dare a nessuno la colpa di aver avuto, per esempio, al posto delle madeleine o dei biscotti senza sale, quelli da supermarket degli amici di Gioele o quelli freschi perché impacchettati caldi. E invece delle clavicole di Salomone le biglie di plastica da spiaggia con i ciclisti (Motta e Balmamion, Taccone e Anquetil) o le figurine di Mazzola e Bulgarelli. Ogni avventuriero è, per forza, figlio dei suo tempo. Anche Giuseppe Bergman.

La cui storia ha inizio prima dei suo fumetto. A Lucca. Nel 1978. In una di quelle giornate di manara (9)fine ottobre in cui nella città di Puccini si celebravano le strisce disegnate. (O, come dicono ancora i lucchesi, i comics, anzi i comici, con la prima “c” aspirata: hòmici.) Si celebrano ancora, peraltro. Ma quelli erano ancora i tempi dei mitico Salone diretto da Rinaldo Traini, quando le manifestazioni dei genere erano gratuite al pubblico perché finanziate dagli enti locali. In più, in quell’età dell’oro della fine degli anni Settanta (di cui abbiamo detto anche introducendo il volume dedicato a Max Fridman), il fumetto si sentiva al centro dei mondo: stava conquistando lettori, intellettumanara (8)ali ed editori. C’era tanto da fare, ma la strada sembrava quella giusta. Poi c’era la contestazione giovanile, esplosa nei 1977 e ancora vitale, con polemiche e discussioni su quello che avrebbe dovuto essere il nuovo mondo dei fumetto rispetto a quello che era. Tali polemiche investivano ovviamente anche il Salone di Lucca. Tanto che la sera delle premiazioni, il 4 novembre 1978, sul Palcoscenico del bel Teatro dei Giglio, Milo Manarmanara (6)a fece agii spettatori una strana domanda: “Volete che io ritiri il premio (lo Yellow Kid per il disegnatore italiano), che mi è stato assegnato da una giuria contestata in un Salone contestato?”. Il pubblico si divise, ma la maggioranza, anche se risicata, era per il si. Manara ritirò il premio.

A Lucca, nei giorni dei Salone, circolava una leggenda metropolitana. Che le automobili dei forestieri fumettisti o appassionati venissero prese particolarmente di mira dai vigili dei luogo. Così molti ospiti, anche illustri, si ritrovavano la loro bella multa sul parabrezza. Alcuni non la trovavano nemmeno, ma la ricevevano poi nella cassetta della posta. A Manara capitò tutto questo. Come potete verificare nella quarta tavola della prima storia (p. 2o). “Mentre eri fuori è arrivata questa citazione dei pretore di Lucca”, dice una ragazza che si vedrà ancora in un’altra vignetta e poi basta. “Ti faranno un processo!” E poi, nel primo incontro con H.P.: “Per una storia di assicurazioni… cioè, io non avrei esposto il tagliando, sai… Dovrei presentarmi fra un mese Tutto avviene ancora in quegli anni formidabili in cui ogni cosa doveva essere messa in discussione: l’avventura, il fumetto, i meccanismi di realizzazione, di produzione e di distribuzione, il privato e il politico, le formule linguistiche, i premi e il ritiro degli stessi. E così via.

manara (5)I racconto H.P. e Giuseppe Bergman apparve sul mensile francese (A Suivre) nel novembre dei 1978. Giuseppe Bergman non è Corto Maltese. Dei personaggio di Hugo Pratt non ha il carisma né il potere. Corto è al centro dei mondo, e il mondo si dispone ordinato al suo passaggio, per riverirlo e adorarlo. Giuseppe non sa dove andare a cercare questo centro, e il mondo fa di tutto per mettere lui in confusione e discussione. Il mondo di Bergman era ed è il nostro mondo: un totale casino, pieno di miti e di dubbi, di antico e di moderno, di teorie che si accavallano, di desideri frustrati dai principi, a loro volta messi costantemente in discussione.. In tutto questo bailamme il protagonista vorrebbe vivere l’avventura, non solo per sé, ma anche per il suo pubblico, che pare voglia goderne per rinfrancarsi dalle fatiche della vita quotidiana. Ma i problemi, i dubbi sono molteplici: come si fa a partire per l’avventura con un avviso dei pretore? Come, se al protagonista non capitano tutte quelle cose belle che capitano ai veri protagonisti? se l’avventura è evasione e il protagonista sente il dovere di impegnarsi per la costruzione di un mondo migliore? se i territori dell’avventura sono spesso gli stessi dei “paesi in via di sviluppo”, quelli in cui la miseria, la fame, l’organizzazione sociale pregiudicano possibili futuri e prospettive? Come, se manara (7)l’avventura non arriva).

Così richiesto, rovescia sul tavolo tutti gli strumenti di lavoro teorici di un autore di fumetti: il valore del protagonista, dell’avventura, dei fumetto, dell’autore, dei pubblico. Con un metodo brechtiano mette a nudo la stessa operazione creativa dei fumetto. E come talvolta in Brecht, ne consegue un umorismo straordinario, anche cattivo e addolorato. Con il suo affascinante segno realistico. Manara demitizza l’avventura fingendo di essere vittima di ciò che costruisce (Bergman è il suo autoritratto), come se il fumetto potesse essere una sorta dì film-verità che contiene anche i ciak sbagliati: quelli in cui il protagonista continua a inciampare sui rastrelli e a prenderseli sulla testa, quelli in cui mostra tutta la pavidità che un vero eroe mai avrebbe dovuto mostrare. O anche l’incapacità di cogliere il momento in cui l’avventura potrebbe cominciare davvero: “Ci mancavano solo le rapide! Questo è un calvario, non un’avventura!”.

La saga di Giuseppe Bergman ha inizio e prosegue con le avventure qui pubblicate: H.P. e Giuseppe Bergman e Le avventure asiatiche di Giuseppe Bergman. Nella prima Manara costruisce una storia per mettere in discussione la costruzione di una storia. Nella seconda la storia è già decostruita, come conseguenza finale di una crisi vissuta nei profondo. Manara scopre le carte anche nel disegnare i corpi dei personaggi femminili (li vuole la produzione: fanno vendere). Dopo Giuseppe Bergman saranno loro a diventare, in modo meno problematico, protagonisti assoluti dei suoi fumetti.

Nel realizzare Bergman, Manara ha viaggiato molto, quasi sempre in camper, filmando i luoghi dell’avventura e vivendone molte in prima persona. Tra le dune dei deserto, fra i canti notturni dei muezzin, in una Karachi attanagliata dal coprifuoco, all’interno di antichi e cadenti alberghi coloniali. Forse qualcuno avrebbe scritto pagine ricche di suspense. Manara le ha volute divertenti, problematiche e originali. Figlie dei nostro tempo.

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Milo Manara su COMICSANDO comic art blog

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