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Chi è Tintin

24 luglio 2009

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Chi è Tintin

3Questi fumetti: figli dei loro tempo, dei loro autori e dei loro lettori. Il mistero dei personaggi di carta è simile a quello delle persone. Quanto il nostro destino si debba alle nostre impronte genetiche e quanto all’ambiente in cui viviamo, alla nostra cultura e alle informazioni che riceviamo, è un dilemma pressoché insolubile.

Tintin più che un personaggio dei fumetti è un simbolo, l’emblema della bande dessinée franco-belga, e un grande successo mondiale. Ventitrè avventure e una ventiquattresima incompleta, vissute dal 1929 fino ai nostri giorni. Hergé, nato nel 1907, ha creato il suo personaggio a ventuno anni e non l’ha più abbandonato. Secondo dati dei 199o (pubblicati da Benoìt Peeters in Le monde d’Hergé), Tintin ha venduto più di 105 milioni di copie in Francia, più di 52 milioni negli altri paesi. Un successo straordinario e totale. Con un’unica, strana, eccezione: l’Italia, dove ha sempre avuto una vita editoriale poco fortunata. Forse perché da noi il fumetto è stato terreno di scontro nei rapporti tra genitori e figli, piuttosto che un trait d’union come in altri paesi. Tintin avrebbe potuto mettere tutti d’accordo.

“Parlo molto poco della mia infanzia perché è stata u n’infanzia senza storia”, risponde Hergé a una domanda di Peeters in un’intervista dei 1982. “Penso di essere stato un bambino insopportabile”, dice in un’altra celebre intervista, a Numa Sadoul, di und4ici anni prima. Come il suo autore anche Tintin sembra un ragazzo senza passato, allo stesso modo di certi personaggi disneyani. Di lui non si conosce bene l’età, non si sa se ha o abbia mai avuto una famiglia e, anche se la sua professione dichiarata è quella di reporter, vive molte avventure senza che questa attività sia esercitata (per esempio le quattro di questo libro). 4aTra gli altri segreti del personaggio, nato per essere un semplice eroe, la sua disponibilità finanziaria. Senza pagare il biglietto Tintin prende l’aereo, o qualche altro mezzo di trasporto, e va in luoghi lontani a cercare di capire il mondo e il presente, a portare il suo contributo al buon senso, alla serenità, alla buona volontà. “C forse così ridicolo fare una buona azione amare e rispettare la natura e gli animali, sforzarsi d’essere fedeli alla parola data?” (Hergé nell’intervista concessa a Sadoul).

Tintin è un perfetto boyscout, nato sulla scia di un altro suo personaggio dal nome non troppo diverso: Totor. “ I miei ricordi hanno cominciato a chiarirsi, a colorarsi, solo ai tempi dello scoutismo” (Hergé nell’intervista di Peeters). Totor era stato creato per raccontare a fumetti le esperienze scoutistiche agli altri scout. Tintin è uno scout adulto e la sua curiosità non ammette confini. Anzi, solo uno: il giovanotto non entra mai nel territorio dell’amore. Nonostan5te sia in un’età cruciale per i rapporti con l’altro sesso, non mostra alcun segno di interesse, e l’autore non gli offre grandi opportunità. Tintin ha un’unica vocazione, quella di mostrare al mondo il candore dei suo temperamento: misurato ma, all’occorrenza, pronto a entrare in azione. Generosamente. Tintin sembra tutto figlio dei suo autore.

Anzi no, non solo. Come ha scritto Matteo Stefanelli: i temi di Tintin sono quelli tipici della letteratura di consumo già ottocentesca: terre e personaggi esotici, viaggi spaziali, omicidi”. I cattivi sono spie, falsari, truffatori, ecc. Viaggiando però attraverso le sue storie si ha un fantastico colpo d’occhio sulle realtà dei secolo scorso.

La prima delle sue avventure lo vede nel paese dei Soviet, cioè nell’Unione Sovietica dei 1929, e nella Repubblica di Weimar. Poi, nel 1930 va nel Congo (colonia belga); l’anno dopo in America in difesa degli indiani; nel 1934 è nella Cina occupata dai giapponesi. Nel 1937 rincorre i falsari tra l’Inghilterra, il Belgio, la Scozia; nell’ 1940 difende la monarchia della Syldavia, piccolo paese dell’Europa orientale corrispondente all’allora Jugoslavia, dagli intrighi di tal Músstler (incastro di Mussolini e HitIer), dopo l’invasione dell’Austria da parte dei tedeschi. E così via, fino alla Luna, ai dirottamenti aerei, ai dittatori sudamericani.

Come se Geografia e Storia (di volta in volta attuali) creassero la scenografia in cui Hergé sceglie di calare il proprio personaggio. Le trame, invece, rivelano un mondo più semplice, fatto di situazioni divertenti e avvincenti, di personaggi strambi e speciali. Però, come ha scritto Valentina Semprini: “A differenza della maggior parte degli eroi dei suoi tempi e di quelli che lo hanno seguito, Tintin è un eroe acculturato. Ama l’avventura, ma condizione che lo porti a conoscere la cultura dei popoli che incontra”. E ancora “ Hergé: “Se io mi sono messo a viaggiare (e neanche tanto presto!) non è stato solamente per vedere nuovi paesaggi o per documentarmi, ma per scoprire altri modelli di vita, altri modi di pensare; insomma, per allargare la mia visione dei mondo” (intervista concessa5a a Sadoul).

Personaggi figli dei loro tempo e dei loro autori; ma anche dei loro lettori, dicevamo. In seguito ai successo di Tintin, Hergé ha fondato uno studio in cui hanno lavorato alcuni artisti a loro volta diventati grandi autori di fumetti, come Edgar P. Jacobs (creatore di Bake et Mortimer), Bob de Moor, Jacques Martin. Sono stati loro ad aiutare il maestro nella realizzazione delle avventure di Tintin, anche se Hergé rimaneva comunque il regista delle operazioni. “Tutto il lavoro di creazione propriamente detto, lo faccio io. il soggetto, la sceneggiatura, i’impostazione delle pagine, il disegno dei personaggi, a matita e poi a china (passando per i modelli successivi), i dialoghi, l’indicazione delle scenografie, tutto parte da me” (intervista di Peeters). Hergé ha anche amato improvvisare, spesso portando avanti la storia senza pianificarla, cercando di scoprirla vignetta dopo vignetta, insieme al suo personaggio. E allo stesso tempo rispettando il suo assoluto desiderio di perfezione, rimettendo mano a decine di pagine per l’improvvisa necessità di migliorare qualcosa in una tavola già finita settimane prima.

Non ci sono più storie di Tintin dopo la morte dei suo autore, e forse è giusto così. Anche se personaggi come lui acquistano una vita autonoma, lasciando il proprio tempo per entrare nello spazio sacro e ambiguo della Storia. E diventare, così, figli dei mondo.

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  1. Tintin Su Comicsando

  2. Le Journal de Tintin

  3. Festival international de la bande dessinée d’Angoulême

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