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Chi è Mafalda

17 luglio 2009

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Chi è MafaldaMafalda

Le pulci che hanno la tosse. Molti bambini italiani questo si sono sentiti rispondere, quando volevano dire la loro, sentenziare, esprimere un pensiero su argomenti che esulavano dalle loro competenze. Le pulci che hanno la tosse. Perché un bambino può fare tutte le domande che vuole, ma non gli è permesso dare una sua risposta personale (se non in certe trasmissioni televisive, dove si sminuisce il senso delle sue parole e si ride dei suoi errori grammaticali).

Mafalda è una pulce che ha la tosse. Che dice quel che pensa. Che lo sa dire. E che ha una visione molto globale della vita. Non si ferma ai suoi problemi, a quelli della sua famiglia o dei suoi amici. Mafalda è una bambina politica e politicizzata, che sente i problemi dei mondo, che non riesce a chiudere gli occhi di fronte alla fame, alla povertà, alle guerre. E neanche di fronte alla semplicità dei suoi teneri genitori, che non sanno andare al di là delle fatture da pagare, dei piatti da lavare e delle piantine da annaffiare.

C’è qualcosa di simile e di completamente differente tra i Peanuts e Mafalda. Le strisce di Schulz sono figlie dei piccolo mondo dei suoi personaggi, nel qua-

le si generano rapporti psicologici, nevrosi, manie, libertà creative. Si parte dal microcosmo per giuFelipengere all’universo dell’anima. Le strisce di Quino invece partono dall’anima dei

personaggi per arrivare a raccontarci il loro rapporto con il mondo esterno, che è fatto anche di giornali, di radio, di televisione, di notizie reali. Perché il nostro privato è davvero politico, lo dice anche Mafalda. E se i Peanuts vivono in una cittadina americana che è il simbolo di una qualsiasi cittadina dei mondo, Mafalda e i suoi amici vivono in Argentina, un “paese sottosviluppato” (lo dice Felipe a Mafalda in una striscia), un paese che, è anche cronaca recente, patisce un terribile divario tra ricchezza e povertà. Lei, bambina saggia, è consapevole di tutto ciò ben prima degli anni giovanili, quelli della rivolta, quelli che di solito preludono al Vi m borghesi mento e al l’appiattimento dei valori tipici dell’età adulta. Ed è talmente cosciente anche di questo pericolo che, dopo aver fatto una ramanzina al fratellino Nando, si ferma con un senso di orrore esclamando: ‘Dio mvignetta di mafaldaio, che adultità!” (striscia). E già, perché la coazione a ripetere, il diventare uguale ai suoi genitori vorrebbe dire perdere ogni speranza di poter migliorare il mondo: è questa utopia la sua ragione di vita, il suo destino. %on credo alle mie illusioni ma non riesco ad abbandonarle”, ha dichiarato Quino in una recente intervista.

I rapporto con gli adulti segna un’altra differenza sostanziale rispetto a Charlie Brown e compagnia. Lì i genitori sono delle ombre. Qui sono presenze fonManolitodamentali. Manolito e Susanita, per esempio, sono due bambini fotocopia dei loro genitori, su cui ricalcano le aspirazioni per il futuro. Il primo sogna di aprire un supermarket con molti dipendenti, la seconda il matrimonio con molti figli che innalzerà il suo livello sociale (perché, al contrario di quanto avviene nei Peanuts, qui il futuro è un elemento fondamentale, come sa bene il granchio di una celebre striscia). Il rapporto tra questi bambini e i loro genitori, tuttavia, non è dialettico come quel-

lo tra Mafalda e i suoi. Nei racconti di Manolito spesso entrano in campo dei sonori ceffoni; Mafalda invece subisce la minestra, come massima punizione, e si può permettere di essere una pulce con la tosse. Perfino di urlare alla fine di una striscia, senza che nessuno, poi, la rimproveri di averlo fatto.

Mafalda è com’è, anche perché, in qualche modo, le viene consentito. C’è però qualcos’altro nascosto fra le vignette e che la consapevolezza di Mafalda rivela: la cattiva coscienza di noi adulti. Che vorremmo sbolognare ai bambini i problemi dei mondo. Che plaudiamo quando i cartoni animati e i libri per l’infanzia parlano di ecologia, dei mondo rovinato dal catrame e dal cemento. Che li vorremmo ascetici mentre noi siamo felicemente appagati dal consumismo. Che parliamo loro dei bambini poveri quando mangiano poco come se questi problemi fossero collegati. E, facendo questo, vorremmo mondarci dalle nostre colpe. Forse non ci crediamo neanche, ma è un’abitudine pensare al rapporto tra adulto e bambino come se fosse a senso unico. Come se i piccoli fossero contenitori da riempire. Come se davvero non avessero una propria visione della vita e dei mondo. E invece, “Tre passi indietro”, suggerisce Roberto Maragliano: per capirli, non per sorvegliarli, per imparare, non per insegnar loro.

Non è un caso che uno dei maggiori appassionati di Mafalda sia stato il pediatra MarcellQuinoo Bernardi (di cui già citammo alcune righe a proposito di Diabolik) , che ha scritto nella sua introduzione a Tutto Mafalda: “Per chi, come me, passa un bel po’di tempo coi bambini, è chiaro che dal confluire dell’adulta devozione al danaro e della paura dei sesso nasce l’insanabile spaccatura che sta fra il mondo dei bambino e quello dell’adulto”. Una spaccatura di cui Mafalda vuole evidenziare la gravità: ” … quando loro non sanno spiegarti una cosa, c’è sempre di mezzo una cicogna!”, esclama a p. 22. Perché anche il coraggio di essere sinceri è un’espressione, una politica di vita.

Si chiedeva Bernardi come avesse fatto Quino a dare una vita così credibile ai suoi bambini se non è più bambino, se non ha avuto figli. Evidentemente Quino si ricordava bene la sua infanzia. E l’ha ricreata, l’ha rivissuta insieme a Mafalda e ai suoi personaggi, mettendoci dentro certi suoi pensieri di umorista adulto (come quando Mafalda odia la tivù, becera, ma vorrebbe un Oscar per la Pantera Rosa).

Nel 1973, quando si seppe che Quino non voleva più portare avanti le strisce dei suo popolarissimo personaggio, qualcuno pensò a una trovata pubblicitaria, a un trucchetto per aumentare le vendite. Ma va’. Mica poteva inventarsi una Mafalda e poi fare una cosa dei genere. E infatti quel cattivo pensiero era destituito di ogni fondamento. Quino era stanco. Quello che aveva da dire attraverso Mafalda lo aveva detto. Continuare sarebbe stato inutile. Il mondo, stupidamente e banalmente, insisteva a rimanere lo stesso. E la sua striscia, dopo trent’anni, continua a essere, purtroppo, di scottante attualità.

coda

2 commenti leave one →
  1. Anna Toretto fb permalink
    18 aprile 2010 13:18

    Come posso postare tutta la pagina sul mio sito??? mi hanno affibiato come soprennone Mafalda! e senza volerlo nel mio scitto c’è un detto: “Anche le pulci hanno la tosse!!”……….. Grazie !!

  2. 1 aprile 2012 14:41

    BELLOOOOOOO

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