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Il fumetto ai tempi della recessione

7 luglio 2009

re in incognitoSul finire degli anni 80, comprai un fumetto davvero “insolito” per quei tempi: “Re in incognito“,  gli autori erano James Vance e Dan Burr. La singolarità del fumetto stava nel fatto che si presentava in formato “Book“, quello dei libri di letteratura, per intenderci, e anche il numero delle pagine era corposo come quello di un romanzo, ben 190 pagine di letteratura disegnata in bianco e nero, con un tratto  minimale e al tempo stesso realistico. Nel leggere la storia mi sentivo pervadere da uno strano senso d’angoscia: stentavo a credere che un popolo fiero e orgoglioso come quello statunitense, potesse aver vissuto, in quegli anni, una così feroce, umiliante e strazziante situazione. Probabilmente è stata la Graphic Novel più lunga che abbia mai letto allora (dopo il fenomeno si sarebbe esteso… ma questa è un’altra storia). Il romanzo a fumetti, abbientato durante la depressione americana del 1937 racconta l’epopea di Freddie Block, un giovane che ha la sfortuna di vivere il più brutto periodo della storia economica americana. Il suo tentativo di sfuggire a ciò passa attraverso un continuum  di esperienze drammatiche, sia familiari che d’incontri con altri disperati che come lui sono alla ricerca di una speranza che li porti verso una vita migliore. La storia è anche uno squarcio sull’altra America. L’America dei senza tetto, degli “Homeless“, dei senza lavoro, e di un popolo che tenta di sopravvivere a se stesso.

Nico

Ire in incognito (2)NTRODUZIONE di James Vance

Negli anni in cui l’amministrazione Eisenhower volgeva alla fine, ero solito trascorrere le vacanze estive nel paese dove viveva mia nonna. Di tanto in tanto, degli estranei malandati si presentavano allei porta sul retro in cerca di soldi o cibo. Lei nonna mi ordinava di uscire dalla stanza con lo stesso tono di quando rni metteva m guardia dal cani randagi. Poi allungava attraverso la porta qualcosa di facile asporto come un panino e li mandava per la loro strada. Anche se non avevo che cinque anni, non potevo fare a meno di stupirmi della combinazione di paura e gentilezza che dimostrava nei confronti di quegli estranei, che non tornavano mai. Non lo sapevo, ma osservando e stupendomi di questi piccoli drammi, avevo fatto il primo passo che mi avrebbe portato a scrivere Re in incognito.

Fu circa venti anni dopo, nell’estate del 1979, che feci il passo successivo. Avevo appena scritto una tipica opera prima teatrale; una cioè che riguardava il fascino e la tragedia di essere me stesso. Era un dramma tradizionale con pochi personaggi in cui erano osservate scrupolosamente le unità classiche. Ne stavo iniziando un secondo, e avendo provato che potevo lavorare con le restrizioni aristoteliche con un esito perlomeno mediocre, ero pronto a lasciarmi andare e vedere sin dove mi poteva portare l’immaginazione senza sentire sul collo il fiato di un antico, greco.

Il risultato fu un melodramma sinistroide ambientato durante la Depressione, nel 1937, dal titolo di On the Ropes. Questo strano pastiche era popolato di personaggi attinti all’iconografia del periodo: artisti e performer del WPA, agitatori sindacali comunisti messianici, crumiri asociali e l’inevitabile giornalista duro-ma-dal-cuore-tenero. Per rendere il tutto più delirante introdussi un artista dell’evasione con una pulsione di morte, e più violenza sulla scena di due tragedie giacobine messe assieme.re in incognito (3)

Funzionò. L’anno seguente lo spettacolo fu riportato in scena e fu rappresentato così spesso che feci a tempo a stancarmene abbondantemente. Restò in scena abbastanza a lungo da risultare in un riconoscimento ai brillanti attori e in un premio nazionale per scritti teatrali che mi valse alcune lucrose committenze. (E fu durante le prove di On the Ropes che conobbi un membro del cast particolarmente brillante di nome Brenda Kimery, che da allora ho imparato a conoscere sempre meglio.) Ma Dio mio, quanto ero stanco di quello spettacolo. Lei sola parte di esso che ancora mi attraeva era un personaggio secondario ma di importanza cardinale, di nome Fred Bloch. Fred era un orfano della strada di diciotto anni che aveva trovato una nuova famiglia nel sogno di fratellanza abbracciato dal Partito Comunista. Mutilato fisicamente e segnato emozionalmente, all’inizio era poco più di un artificio narrativo – l’immancabile giovane radicale arrabbiato ma presto si trasformò in un personaggio accattivante e complesso, il cui orrore della solitudine lo aveva spinto ancora di più al di fuori della società.

Per alcuni mesi tentai di scrivere un dramma che mi permettesse di esplorare ciò che rni aveva affascinato in Fred Bloch. Allei fine, lasciai perdere e intrapresi altri progetti. Poi, nel 198 1, Ropes conobbe un inaspettato revival a Los Angeles, e questa volta, nonostante alcuni bravi attori, non andò molto bene. Insoddisfatte, ebbi lei tentazione di buttare via ciò che avevore in incognito (4) fatto e di ripartire da zero con il dramma abbandonato.

All’inizio pensavo di incentrarlo su Fred circa quindici anni dopo gli avvenimenti di On the Ropes, ma ora mi scoprivo ad andare nella direzione opposta, per scavare più a fondo nel suo passato, per scoprire chi era e come era arrivato al punto m cui l’avevo incontrato per la prima volta. Orci, invece di un uomo di mezza età che si arrabatta per rimettere in sesto una vita in pezzi, era un ragazzo alla soglia dell’adolescenza, colto nell’atto di scappare di casa. Un fratello a cui si faceva vago riferimento in. Ropes divenne tridimensionale, seguito da un padre e poi da un paese natale… Il risultato fu l’atto unico Re in incognito, la cui prima ebbe luogo nel 1984.

Circa un anno prima, ero capitato in un negozio di fumetti, alla ricerca di materiale popolare per un altro lavoro che non sarebbe mai stato scritto. Come rni aspettavo, molti dei fumetti della mia infanzia erano ancora rifritti dalle solite vecchie rosticcerie editoriali. Quello che non mi aspettavo era di trovare una piccola ma impressionante mole di lavoro rivolto a lettori adulti e istruiti, e rni ci trovai dritto dentro. Ero annoiato dalle committenze che stavo ricevendo a quell’epoca, e iniziai a chiedermi quanto sarebbe stato stimolante scrivere per questo medium riscoperto. Spinto dal rnio amico e collega John Wooley, preparai una proposta per un romanzo a fumetti basato su. Re in incognito, e feci il passo finale verso la creazione di questo libro. Non ricordo più se avevo m mente quelle estati a casa della nonna quando scrissi On the ropes, ma so per certo che ce le avevo quando delineai questo nuovo progetto. La “piaga dei senzatetto” non era ancora stata rimossa dalla pubblica consapevolezza da una qualunque altra “causa della settimana” che potesse presentarsi. Ronald Reagan aveva appena pronunciato la sua infame dichiarazione sul numero di persone che vogliono dormire sotto i ponti, e fu solo naturale che il rnio pensiero tornasse al prototipo dell’amministrazione Reagan, gli anni di Ike, e a quegli estranei che si presentavano alla porta posteriore per un’elemosina. Di loro avrei scritto, di loro e di Fred Bloch; il rifiuto da parte della società di aiutarli sarebbe stato il mio tema così come il rito di passaggio di un giovane.re in incognito (5)

Io e la Kitchen Sink Press stendemmo un contratto e iniziammo a incontrare dei disegnatori, procedura che si interruppe bruscamente non appena vedemmo il lavoro di Dan Burr, Alcuni personaggi erano stati rappresentati sulla scena o alla radio da affermati attori, alcuni anche amici miei – ma quando orci penso a quei personaggi, li immagino invariabilmente così come li ha disegnati Dan. I suoi esseri umani mezzi morti di fame, alla buona e imperfetti rni sembrano il modo ideale nonché l’unico possibile in cui si possano rappresentare i personaggi con cui ho convissuto per così tanto tempo, Il suo Freddie, penso, é quanto di meglio si possa realizzare a fumetti. Molti artisti possono disegnare gente che salta, fa a pugni o scopre i denti, ma il Freddie di Dan pensa, e in una storia che spesso si attarda sulle epifanie di un ragazzo, il contributo di Dan é oro puro. L’orizzonte di Detroit in una notte di solitudine, il brulichio gioioso di una comune di superstiti, la rabbia e la tristezza di una donna il cui uomo sta per morire – ho chiesto la luna nel corso di questa storia, e Dan puntualmente me l’ha data. Lavorare con lui é stato divertente e rni ha dato una profonda soddisfazione.

Ora ho undici anni di più di quando iniziai a scrivere di Fred, e lui ha cinque anni di meno. Non so chi di noi abbia fatto l’affare migliore, ma sospetto di essere stato io. I riconoscimenti letterari e i recenti riconoscimenti nel campo dei fumetti sono stati gratificanti, ma anche di più lo é stato l’esperienza di raccontare la storici di Freddie.

– – James Vance

29 maggio 1990

re in incognito (1)


Biografia

  • James Vance è un drammaturgo che si è aggiudicato numerosi riconoscimenti. Insegna inoltre Discipline teatrali al Tulsa Junior College, Tulsa, Oklahoma. Re in incognito è il suo primo lavoro nel campo del fumetto. La miniserie è stata sviluppata su un atto unico da lui scritto, intitolato On the Popes. L’azione è ambientata nel 1937 e il suo protagonista era Freddie Bloch. La miniserie è una sorta di prequel a quell’atto unico. Vance, facondo oratore e superbo scrittore, sta proseguendo questa sua duplice carriera di drammaturgo e sceneggiatore per fumetti. Vive con la moglie, l’attrice Brenda Kimery, e con una figlia, Brigid.
  • Dan Burr, dopo un’infanzia trascorsa nello Iowa, vive da alcuni anni ci Milwaukee, Wisconsin. Burr, illustratore free-lance, ha arricchito con i suoi lavori copertine di riviste, pubblicità, libri e una nebulosa di disparati media cartacei. Il suo stile, che si richiama agli illustratori degli anni ’30, è unico nel mondo del fumetto americano. Come per Vance, Re in incognito è la sua prima importante incursione nei comics. Vive con la moglie, Deb Freiberg, a Milwaukee.


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