Archive for Luglio 14th, 2009
L’Arte di Magnus
Chi è Magnus
Ci sono stati due periodi artistici ben distinti nella vita di Roberto Raviola, cioè Magnus. il primo è quello che lo ha visto legato al vulcanico creatore, soggettista, sceneggiatore Luciano Secchi, cioè Max Bunker. Insieme i due hanno realizzato, come ha detto Raviola in un’intervista, “quindici chilometri di fumetti, roba che da Bologna arrivi a San Lazzaro”. Kriminal, Satanik, Gesebel e Alan Ford, solo per nominare i personaggi più noti. Anni di notevole sgobbo, in cui Magnus doveva rispettare strettissime scadenze, lavorare fino a notte fonda per realizzare tutte le tavole in tempo per la pubblicazione. “Ho lavorato come una bestia”, ha detto ancora: I testi di Secchi mi divertivano ma mi impegnavano molto: li dovevo tradurre dentro di me per pot
erli esprimere ogni volta nella maniera migliore”. E ancora: “Credo di aver capito talmente tante regole sulla costruzione di un fumetto attraverso quel lavoro che non riesco nemmeno a stare dietro a questo mio baule di idee e di esperienze”.
Nel 1975, dopo undici gloriosi anni, il sodalizio si scioglie. Comincia la seconda vita: diversa dalla prima non solo perché Magnus ora scrive le storie che disegna, ma anche perché rifugge l’idea di avere un solo pers
onaggio che lo rappresenti, e tantomeno un genere. Horror, erotismo, comicità, spionaggio, poliziesco, storia, filosofia: ogni elemento può entrare nelle sue storie intrecciandosi all’altro. Il lettore che lo ama in quegli anni deve inseguirlo tra testate e periodici diversi, deve cercare il suo stile inconfondibile tra gli albetti pornografici, oppure sul supplemento SqM de Il Resto del Carlino, Mentre il fumetto d’autore si autocelebrava attraverso le sue riviste, Magnus era un nomade alla ricerca di se stesso: ‘Torse il problema è che invece di curare un personaggio preferisco far crescere l’autore”.
C’è un aneddoto nella vita professionale di Magnus che bisogna raccontare, anche perché riguarda una delle storie qui raccolte. Una di quelle che vede protagonista lo Sconosciuto, o Unknow, il personaggio avventuroso meno eroico e meno presenzialista della storia dei fumetto. Condannato all’insonnia dal suo passato di guerra, capace di affrontare la morte senza scomporsi, lo Sconosciuto non ha i mezzi per potersi ritagliare alcuna vittoria individuale in un mondo, dannato dal denaro, che sta andando a rotoli, più o meno indifferente a tutto. Figuriamoci alle ingiustizie. E tra l’altro lui lo gira interamente, il mondo; lo cono
sce bene, ne conosce i rischi. E una sua storia finisce male, con lo Sconosciuto colpito da due proiettili. Magnus non sottolinea l’avvenimento, né lo rende particolarmente tragico: appena un piccolo rimpianto negli ultimi pensieri del personaggio, poi una breve dissolvenza grafica. Le ultime vignette sono dedicate alla morte dell’arabo c
he ha sparato ad Unknow.
Quando Luigi Bernardi chiese a Magnus di realizzare nuove avventure dello Sconosciuto per il mensile Orient-express, l’autore era molto perplesso. il suo personaggio aveva due pallottole in corpo, rimetterlo in azione senza alcuna spiegazione sarebbe stata un’assurdità. Bisognava sottoporlo a un’operazione chirurgica. Bernardi accettò: è la prima storia per la rivista. Strana, scioccante, unica. P
iù che una storia, è un momento di vita di un protagonista dei fumetti, una sua esperienza, un passaggio: la descrizione, dettagliata e precisissima, dell’asportazione del rene, che permette allo Sconosciuto di rimettersi in sesto e di farci nuovamente da guida nelle pazzie dei mondo. il realismo di quelle tavole è voluta. D’altra parte le storie dello Sconosciuto sono come dei documentari romanzati in cui l’autore esprime il suo punto di vista e tutto se stesso, la sua disillusione, la sua disperazione e la sua capacità
di sdrammatizzare e darsi pace. Come lo Sconosciuto sulla tavola operatoria, Magnus soffre e si mostra. Non si era mai visto nulla dei genere in un fumetto.
C’è una differenza sostanziale anche nel modo di lavorare tra il Magnus dei primo ciclo e quello del secondo.
Nel primo doveva fare in fretta. Bene, benissimo, ma sempre in gran fretta. Nel secondo si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per cercare la perfezione. Tanto tempo, tutto il tempo.
“Una sua pagina è densissima, zeppa di dettagli, ciascuno con una sua storia e una funzione ben precise”, ha scritto in un ricordo commosso e commovente l’amico e collaboratore Giovanni Romanini: “E tutto troppo ricco, troppo studiato per poterlo apprezzare di primo acchito o senza una guida. Roberto era convinto che fossero i dettagli a far emergere i personaggi, e che anche quelli invisibili o che non si notavano contribuivano comunque a comporre la scena e l’atmosfera”. Così Magnus sudava su ogni cesellatura della vignetta, in cerca di quella perfezione che non deve arrivare mai, perché il senso di tutto è solo nella sua ricerca.
Così, anche i suoi eroi sono imperfetti. Come lo Sconosciuto. Che non è Corto Maltese, capace di proteggere il lettore con la sua sola presenza. Unknow non può proteggere nessuno, neppure se stesso. Soprattutto in quelle parti dei mondo, in quelle situazioni di vita in cui i destini delle persone sono sempre in pericolo, appesi a un filo sottilissimo. E sotto di essi il fallimento dell’uomo. E, più giù, il mistero della sua esistenza, “I fumetti di Magnus sono una galleria grottesca di volti ripescati dall’anonimato della folla per diventare parte di un catalogo di espress
ioni significative che le rende quasi allegoriche, portatrici di una verità ideale” ha lucidamente scritto Daniele Brolli. Lo Sconosciuto non ha il volto di Magnus: molti autori di fumetti si ritraggono nei propri protagonisti, Magnus no. Tipi a lui somiglianti nelle sue storie diventano personaggi caricaturali, e non sempre positivi, come il Philippe Ch
ampollion di Full Moon in Dendera. Nessun eroismo per la sua immagine.
Luigi Bernardi, parlando dei famoso Tex che ha impegnato Magnus in ben sette anni di lavoro, aggiunge: “Nel suo viaggio attraverso le religioni e le filosofi – e orientali, l’autore bolognese era giunto ad abbracciare l’idea di quanto nobile potesse essere la sconfitta, e di quanto altrettanto nobile potesse essere il raccontarla. D’altra parte, anche tutta la carriera di Magnus è stata all’ombra della sconfitta: è stato uno dei quattro/cinque grandi autori del secolo, ma a parte l’affetto dei lettori non gli è rimasto quasi nulla”. È un peccato che questo classico sia arrivato troppo tardi.
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