Archive for Luglio 13th, 2009
Napoletani: Roberto Saviano
Roberto Saviano
Sito web ufficiale di Roberto Saviano, scrittore nato a Napoli nel 1979. Collabora con L’espresso e la Repubblica. E’ l’autore del best seller Gomorra,
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I Grandi del Cinema: Spike Lee
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Spike Lee – Wikipedia
Sulla Hollywood Walk of Fame è presente una stella con il suo nome. Nei titoli di testa dei suoi film appare sempre la scritta A Spike Lee Joint. …
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Spike Lee | MYmovies
Biografia e filmografia di Spike Lee. Tutti i premi vinti, le foto, trailer, news e gossip legati al personaggio.
www.mymovies.it/biografia/?r=1634 - -
Filmografia Spike Lee | MYmovies
Filmografia Spike Lee. Elenco, recensioni, critica, trailer, dvd dei film di Spike Lee.
www.mymovies.it/filmografia/?r=1634 -
Risultati illustrati per spike lee
I Grandi della Pittura: Pablo Picasso
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Pablo Picasso – Wikipedia
Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Mártir Patricio Clito Ruiz y Picasso (Málaga, …
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Guernica (Picasso) – Wikipedia
Guernica è il titolo di un noto dipinto di Pablo Picasso, realizzato dopo il bombardamento aereo della città omonima durante la guerra civile spagnola da …
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Icone del nostro tempo: Sai Baba
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Sai Baba e la religione dell’amore.
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Sathya Sai Baba – Wikipedia
Nato in un piccolo villaggio nell’Andra Pradesh (India del sud), all’età di 14 anni affermò di essere la reincarnazione di Sai Baba di Shirdi (e la seconda …
it.wikipedia.org/wiki/Sathya_Sai_Baba -
Sathya Sai Baba
Unico sito critico su Sai Baba e la sua organizzazione mondiale in lingua italiana, si propone di mettere in guardia i devoti ei loro cari dal …
www.exbaba.it/ -
Risultati di Google Video per sai baba
sai baba
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Shirdi Sai Baba -mantra OM SAI RAM
1 min 42 sec
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Icone del nostro tempo: Madonna
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Tours – Music – News – FILM
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Madonna a San Siro
Capricci e grandeur della regina del pop
Martedì tappa (sold out) dello «Sticky and Sweet Tour».
Con omaggio a Jacko Proietti
Lo stilista: «Lei e Jesus? Mai visto persone più innamorate»
Video
Foto 1
Foto 2
Chi è Andy Capp
Altro che sitcom. Altro che commedie realizzate negli studi televisivi attrezzati con due o tre scenografie fisse (per esempio: il salotto, la cucina, la camera da letto) per decine di puntate. Con Andy Capp, in quarant’anni e migliaia di strisce, Reg Smythe ha fatto molto di più con molto meno. Il bancone di un bar (sempre lo stesso), un ingresso di casa, un divano, l’esterno della casa, qualche volt
a un campo di pallone. E non per risparmiare i soldi di interni e di ambienti (coi fumetto non ce n’è bisogno), ma solo perché per raccontare le vicende di Andy Capp e di sua moglie Florrie detta Fio non c’è bisogno d’altro. La loro caratteristica è proprio quella di muoversi tra casa e bar, tra bar e casa, e di vivere sempre le stesse situazioni in maniera appena diversa, quel tanto che basta per poter continuare a ridere e a stupirsi della maestria di Reg Smythe, umorista minimale, artista della variazione sul tema.
I suoi personaggi amano e si interessano soltanto alla ripetitività della propria vita. Il nuovo proprio non gli garba. La birra, le partite a freccette o a biliardo, quelle a pallone, le «ragazze”, le scommesse e la possibilità di poltrire o di tenere appesa alle labbra una sigaretta accesa: ecco gli argomenti che cerca e di cui dispone Andy Capp nel corso della sua giornata. Il marito fannullone, la spesa, il marito traditore, il matterello, il marito ubriacone, le bollette da pagare, il marito scialacquone: ecco gli argomenti che bastano a lei, Florrie detta Fio, la moglie.
E i due spesso, molto spesso, dicendo la battuta finale o accogliendo la battuta finale altrui come una freddura, guardano i lettori con i denti digrignati o la bocca tremolante, chiedendo comprensione, complicità. Sottintendono: “Guarda questo (o questa) cosa dice, come mi tratta”. Oppure ammettendo: touché, ha capito tutto, mi ha scoperto. E noi capiamo, ci divertiamo e siamo complici. Già, perché noi quei tipi lì li conosciamo bene. Anche se non viviamo nella periferia di una cittadina dell’Inghilterra del nord, anche se Andy e Flo trapiantati in Italia berrebbero un buon vinello rosso invece della birra e preferirebbero le partitine a briscola alle freccette.
Comunque sia, mutatis mutandis, questi sono personaggi che sembrano venire da qualsiasi provincia o periferia dei mondo, tirati fuori da un contenitore di tipologie universali. Tant’è vero che il successo della striscia di Smythe e stato mondiale: Andy Capp è stato pubblicato perfino in Russia e nei chiusissimi (nei confronti dei fumetti stranieri) Stati Uniti; in tempi di guerra fredda, peraltro, quando “globalizzazione” era un termine ancora sconosciuto. Personaggi che sembrano venire da qualsiasi provincia o periferia dei mondo, tirati fuori da un contenitore di tipologie universali. Tant’è vero che il successo della striscia di Smythe e stato mondiale.
Dunque, si tratta di tipologie universali: come quelle dei bambini terribili, delle mamme chiacchierone, dei papà che vogliono leggere il giornale o guardare la partita in santa pace, della suocera impicciona e rompiscatole o dei nonno bacucco. Personaggi da barzelletta, per i quali non serve nessuna presentazione: basta un colpo d’occhio per capire immediatamente a chi si fa riferimento.
E non è un caso che Andy Capp, oltre a essere stato il personaggio simbolo di uno storico mensile italiano di fumetti(era per Eureka di Luciano Secchi ciò che Linus e i Peanuts erano per Linus di Gandini e Del Buono) è da tempo una delle star della Settimana Enigmistica, celeberrimo contenitore di giochi enigmistici, vignette e barzellette illustrate. Andy e Flo su quelle pagine si chiamano Carlo e Alice, ma sempre loro sono protagonisti più che personaggi. Perché in effetti di quei due sappiamo pochissimo. O meglio, sappiamo tutto della loro vita attuale, ma poco o nulla dei loro passato. Sappiamo o immaginiamo che come tutti (a proposito, quanti anni hanno? Quaranta? Cinquanta, forse) abbiano tante cose da raccontare, tante cose da ricordare della loro infanzia, della loro giovinezza, di quando si sono conosciuti, amati, sposati. Nulla sappiamo, solo questo: se hanno molte cose da raccontare non hanno nessuna voglia di farlo. Oppure non hanno nessuno i
ntorno che li spinga a farlo.
Ma c’è qualcosa di più: che sono anche loro, come i ragazzini terribili, come le suocere rompiscatole, o anche come il vagabondo Charlot, delle tipologie di personaggi che se non facessero ridere farebbero piangere. Esempi di comico che nasce dal tragico. Perché, a raccontarla seriamente, la condizione di vita di Andy e Fio risulta piuttosto pesante, alienante, per certi versi agghiacciante. La ripetizione ossessiva delle loro situazioni sarebbe insopportabile a viverla davvero, tutti i giorni, insieme a loro. Ma ciò che fa scattare la forza comica dei due, a parte l’assoluta maestria di Smythe nel dipingere situazioni e nello scrivere i dialoghi, sta nel fatto che Andy e Flo sono, in maniera assoluta, esagerata, eccitante, ciò che molti loro lettori sono in forma più umana. Sono, insomma, l’iperbole di una parte dì noi stessi.
Dicevamo prima di non sapere molto della vita passata di Andy e Fio. Solo una cosa è certa e documentabile: che hanno avuto un figlio. Buster, infatti, sempre di Smythe, è stato protagonista di una serie di fumetti per ragazzi, ed è una sorta di adolescente terribile che cerca di sgusciare tra la vita degli adulti, approfittando della loro distrazione, della loro prevedibilità. È un ragazzo che conosce le regole dei gioco e le applica a suo vantaggio.
I fumetti di Buster hanno molte più location di quelli dì Andy. Attraverso le sue storie veniamo a sapere, per esempio, che nella città in cui vive la famiglia Capp c’è un canale, ci sono strade trafficate, scuole, latterie, cabine telefoniche: insomma, tutto quello che c’è in una normale cittadina e che il tran tran di Andy e Flo rende invisibile. E mentre Buster ne fa di tutti i colori, ripropone gli atteggiamenti tipici dei papà: gira con le mani in tasca, è un simpatico sbruffone incline allo scherzo e alla rissa. Più che il figlio di Andy, Buster sembra suo padre da ragazzo. E allora forse capiamo perché il personaggio di Smythe è diventato quel che è: dopo essersi sbizzarrito con mille argute invenzioni in ogni parte della città ha deciso, esausto, di prendersi un lungo, meritato e divertentissimo periodo di svago e riposo.







































